Cerimonia in onore di San Callisto Caravario, domenica scorsa, nella "sua" Cuorgnè. Ospite della memoria liturgica, l'arcivescovo emerito di Torino, il cardinale Severino Poletto. Una festa, quella in onore del santo cuorgnatese, che ha visto la partecipazione della banda cittadina e dell'amministrazione comunale. Dopo la Santa Messa, concelebrata dal cardinal Poletto, da don Eligio Caprioglio e dal parroco di Cuorgnè, don Stefano Turi, insieme al sindaco di Olivagessi, al sindaco Pezzetto e ai rappresentanti delle forze dell'ordine, i partecipanti si sono diretti alla casa natale del Santo, dove ad accogliere il corteo erano presenti il consigliere Silvia Leto e, come sempre, l'infaticabile don Faletti.
Callisto Caravario nacque a Cuorgnè nel 1903 da due operai, Pietro e Rosa, che lo educarono insegnandogli l'amore per il Signore e per il prossimo. Sin da piccolo era un bambino buono, che invece di giocare preferiva raccogliersi in preghiera. Callisto fu iscritto alla scuola elementare dei salesiani di don Bosco, la San Giovanni Evangelista: l'oratorio divenne la sua seconda casa e qui Callisto cominciò ad essere d'esempio per i ragazzi di strada, avvicinandosi a loro, interessandosi della loro vita, invitandoli a frequentare l'oratorio.
A 15 anni, mentre frequentava il liceo classico, Callisto decise di farsi prete. Così, nel 1919 fece domanda per diventare novizio dell'ordine dei salesiani. Il suo desiderio di diventare missionario lo espose anche a monsignor Luigi Versiglia, nel 1921, anno in cui quest'ultimo tornò in Italia dopo essere stato 15 anni ad evangelizzare in Cina: "Io, la raggiungerò presto in Cina; insieme faremo conoscere la luce di Cristo". Callisto partì due anni dopo, raggiungendo i confratelli a Shanghai. Nel 1926 l'esercito comunista ordinò ai sacerdoti cattolici di abbandonare il territorio cinese. Anche i salesiani furono costretti a lasciare la missione e a rifugiarsi a Timor, un'isola indonesiana, fino alla fine del 1927, quando il generale Chang Kai-Shek dichiarò fuorilegge i comunisti. I salesiani riuscirono a tornare in Cina, ma le turbolenze che avevano impedito a Callisto di essere consacrato prete non erano del tutto cessate.
Callisto fu ordinato sacerdote nel 1929, a 25 anni. Il 25 febbraio 1930 don Callisto stava accompagnando monsignor Versiglia in visita pastorale insieme a due maestri, le loro sorelle e una catechista. Improvvisamente la loro imbarcazione fu assalita dai pirati che volevano molto denaro per lasciarli passare. Quando i pirati minacciarono di rapire le giovani donne che erano con loro, monsignor Versiglia e don Caravario non ci pensarono due volte: "Prendete noi ma, vi supplichiamo, salvate queste ragazze". I banditi li fucilarono in un bosco sulle rive del fiume Beijang, vicino alla città di Shaoguan, poi tornarono alla barca dal complice rimasto di guardia e prima di scappare commentarono stupiti: "Non riusciamo a capire: tutti temono la morte. I vostri amici sacerdoti, invece, sono morti contenti, con coraggio".
L'atto di eroismo gli valse il titolo di martire nel 1975, e nel 2000 papa Giovanni Paolo II lo canonizzò assieme a Versiglia e altri 118 martiri, religiosi e laici. In quell'occasione, il papa ricordò le parole di chi aveva conosciuto il missionario: «Don Callisto Caravario è diventato santo non perché martire, ma è diventato martire perché santo».








