COVID IN CANAVESE - Allarme della Uil: «Negli ospedali situazione drammatica ma l'Asl non ha un piano per far fronte all'emergenza»

CHIVASSO - Dipendenti del pronto soccorso costretti a lavorare 12 ore di fila. Infermieri e Oss che mangiano in reparto per non allontanarsi andando a prendere il pasto take-away in mensa. Carenza di scarpe per il personale. Assunzioni che non arrivano. Il rischio (enorme) di commettere qualche errore perchè troppo stanchi. E' il riassunto di quanto si sta vivendo negli ospedali dell'Asl To4 secondo la Uil che ieri ha lanciato l'allarme sulla situazione dei nosocomi del Canavese. Dove l'ondata covid sta mettendo a dura prova la tenuta del sistema sanitario e, soprattutto, dove nessuno ha mosso un dito da giugno per evitare che la seconda ondata dell'epidemia potesse nuovamente mettere in ginocchio le strutture. Con particolare riferimento ad alcuni reparti di Chivasso e Ivrea.

«Abbiamo chiesto lumi all'Asl sull’attivazione delle Prestazioni Aggiuntive per il personale Infermieristico, al fine di poterle utilizzare già dal primo sabato e domenica di novembre. In un momento come quello attuale, infatti, concordiamo sull’opportunità di ricorrere alle prestazioni aggiuntive per sopperire, il più velocemente possibile, a improvvise e massive assenze di personale - spiegano dal sindacato - da venerdì 6 novembre sono state attivate anche per i Tecnici di Laboratorio e per gli Assistenti Sanitari. E gli altri?».

Nel corso di un incontro in videoconferenza con i vertici dell'azienda sanitaria, non sono arrivate le risposte che la Uil auspicava per gestire l'emergenza. «In questo momento, si chiede ai lavoratori di prestare la propria opera (anche sconfinando in attività non usualmente proprie) nelle giornate di sabato e domenica, di svolgere l’attività durante i giorni di riposo, di prolungare la propria prestazione per 3-4 ore oltre il consueto orario di lavoro. Il riconoscimento delle prestazioni aggiuntive sarebbe un bel segnale per ripagare almeno la loro disponibilità. Invece, il commissario Vercellino, non ha fornito alcuna risposta in merito alla richiesta di estendere a tutti i lavoratori l’istituto delle Prestazioni Aggiuntive in caso di necessità; anzi, a seguito di nostra terza sollecitazione a rispondere, è ricomparso nel monitor, ha preso la parola dicendo “è tardi, ci vediamo, la riunione è finita”. Siamo tuttora attoniti e increduli di fronte a tale atteggiamento».

A questa situazione si somma la carenza di personale come hanno sottolineato i sindacalisti Luca Cortese, Serse Negro e Gian Livio Lembo. «La nuova amministrazione dell'Asl pensa di risolvere la crisi con nuove assunzioni che arriveranno tra sei mesi. Invece l'emergenza è adesso ed è aggravata dal numero di operatori positivi che, purtroppo, aumenta giorno dopo giorno. Chi gestisce l'azienda non può atteggiarsi come un sovrano assoluto. Servono confronto e dialogo altrimenti non ne usciamo». 

«Con grande rammarico vi comunichiamo che ci aspettavamo un ben altro livello di comprensione e disponibilità verso i lavoratori che hanno traghettato l’azienda fuori dalla prima ondata e che ora si trovano catapultati in una situazione analoga, se non peggiore, senza che l’esperienza passata sia servita e senza che siano stati adottati adeguati provvedimenti strutturali. Per quanto ci riguarda, a questo punto, non possiamo che pretendere il rigido rispetto delle norme contrattuali suggerendo ai lavoratori di volere disposizioni formali di servizio a fronte di ogni richiesta di effettuare prestazioni che esulino dalle normali attività e dal normale orario di lavoro, segnalando agli organismi competenti ogni difformità e utilizzo improprio delle professionalità».