
TORINO - Il presidente Alberto Cirio ha annunciato che il paziente 1 piemontese è guarito, poiché il tampone a cui è stato sottoposto il 40enne torinese a lungo ricoverato nella Terapia intensiva dell'ospedale Amedeo di Savoia è risultato negativo: «Ha vinto la sua malattia, e tutti noi vinceremo la battaglia impegnandoci insieme». Cirio ha inoltre evidenziato che «i dati in nostro possesso ci dicono che, senza restrizioni, il Piemonte oggi avrebbe 300 persone in più in ospedale. Questo non significa che i contagi diminuiscono, non ancora, ma che le misure adottate stanno funzionando».
L’Unità di Crisi della Regione Piemonte ha disposto la sperimentazione del nuovo test rapido proposto dalla ditta DiaSorin di Saluggia per la diagnosi del Coronavirus. Attualmente la metodica impiega circa sei ore per fornire l’esito del test, mentre con la nuova indagine diagnostica i tempi si ridurrebbero a circa un’ora. La sperimentazione verrà effettuata complessivamente con quattro postazioni di lavoro nei laboratori della Microbiologia della Citta della Salute di Torino e dell’ospedale Amedeo di Savoia.
Su proposta dell’Assessorato alla Sanità, la Giunta regionale ha approvato una delibera che consente a tutte le strutture private autorizzate di ospitare pazienti contagiati dal Coronavirus in reparti e con percorsi separati, riconoscendo, oltre al valore della prestazione, anche un rimborso degli oneri sostenuti per la funzione.
In questo modo, le strutture private potranno soccorrere quelle pubbliche nel garantire l’assistenza per i posti letto aggiuntivi, che saranno finanziati principalmente dalle donazioni, fra cui quella della Compagnia di San Paolo per 4,7 milioni e da quelle che stanno pervenendo sul conto corrente regionale IT29H0200801152000100689275, nonché mediante quanto raccolto dalle aziende sanitarie regionali. Allo stesso modo, viene consentito alle strutture autorizzate e accreditate (quelle che hanno un budget e già lavorano per il Servizio sanitario nazionale) di rimodulare ed estendere la propria offerta anche su posti letto accreditati ma non contrattualizzati. Potranno così supportare le strutture pubbliche che si dedicheranno prioritariamente alla cura di pazienti positivi.
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