CORONAVIRUS - I metalmeccanici torinesi fermi per il Covid-19
TORINO - La Fiom Cgil di Torino rende noto che ad oggi sono 52 le aziende - con complessivi 30.000 addetti circa - che hanno deciso di fermare totalmente o parzialmente le attività produttive a Torino e provincia per poi riaprire quando avranno completato gli adeguamenti alle misure di prevenzione e avranno i dispositivi di protezione individuale in grado di far lavorare le persone in sicurezza.
 
Edi Lazzi segretario generale: «La Fiom Cgil con tutti i suoi delegati si è mossa in questi tesissimi giorni per garantire la salute delle lavoratrici e dei lavoratori. Le fermate produttive, che noi caldeggiamo già dalla scorsa settimana, sono necessarie per poter dare il tempo alle aziende di prendere tutte le precauzioni possibili per evitare il contatto tra le persone negli uffici e nelle officine, per avere un piano giornaliero di sanificazione dei luoghi di lavoro, per organizzare gli orari in modo tale da evitare assembramenti. Tutto dovrà essere fatto, concordandolo con i delegati sindacali interni. Mi auguro che questi giorni di fermo delle maggiori aziende e di gran parte della componentistica, servano per ridurre drasticamente le occasioni di contagio». 
 
Per il sindacato «la situazione è difficile, tutti bisogna fare dei sacrifici e dimostrare senso di responsabilità». Purtroppo il virus si sta diffondendo velocemente anche negli altri paesi europei: «Penso che l'Unione Europea debba iniziare a giocare un ruolo di coordinamento dei provvedimenti da prendere, questo anche per evitare che ci siano delle speculazioni economiche tra le imprese presenti nelle varie nazioni, perchè una volta superata l'emergenza sanitaria, bisognerà affrontare quella economica-finanziaria». In Canavese la Fiom-Cgil segnala la chiusura (con riapertura dei capannoni a partire da oggi) alla M4U di Busano, alla Sumiriko di Chivasso, alla Presider di Borgaro e alla Leonardo di Caselle.