CIRIE' - L’ospedale di Ciriè non sarà più il nosocomio dove non si può abortire perché tutti i ginecologi sono obiettori. Dopo le polemiche e una petizione on-line, che ha raccolto attraverso la piattaforma «Change.org» più di 11mila firme, per chiedere alla Regione Piemonte l'accesso all'aborto all'ospedale, è intervenuta sulla vicenda anche l’Asl To4. Grazie al processo di revisione delle attività del dipartimento Materno-Infantile, l’Azienda sanitaria locale ha fatto sapere di garantire da metà febbraio il ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza anche nella struttura ospedaliera ciriacese.
«Al fine di uniformare i servizi assistenziali presenti sul territorio dell’ASL TO4, a partire dal 15 febbraio sarà organizzata la presa in carico delle donne che richiedono l’interruzione volontaria di gravidanza (farmacologica e chirurgica) presso il Presidio Ospedaliero di Ciriè - fanno sapere dall’Asl To4 - questo servizio si aggiunge a quelli già presenti presso gli Ospedali di Ivrea e di Chivasso che, fino a oggi, hanno garantito la prestazione all’interno dell’Asl, con l’obiettivo primario di tutela della maternità e della salute della donna».
Obiettivo centrato per i tanti sottoscrittori della raccolta firme promossa su iniziativa di Giulia Sapegno, che avevano sottolineato come «la maggior parte delle donne intenzionate ad effettuare IVG siano costrette a spostarsi verso gli ospedali di Torino, primo fra tutti il Sant’Anna, che si fa carico del 45% delle IVG della provincia di Torino» e chiesto «concorsi per l’assunzione di più di un ginecologo coscienzioso a Ciriè. Non solo uno che faccia il lavoro di 10 persone da solo. La percentuale di obiettori in ogni singola struttura non deve superare il 50%, giacché un servizio che funziona meno della metà non è definibile tale ed è fuorilegge».








