
CIRIE’ - Sta facendo molto discutere a Ciriè il caso di una 23enne transessuale vittima, nei giorni scorsi, di un’aggressione verbale a sfondo transfobico. Secondo quanto ricostruito, lo scorso 22 luglio, la giovane è stata accerchiata vicino casa da un gruppo di circa quindici ragazzi, molti dei quali minorenni, che l’hanno insultata con frasi pesantemente offensive e discriminatorie.
Sulla vicenda ha preso posizione il direttivo della Società operaia di Ciriè, che ha espresso la propria vicinanza alla vittima dell’aggressione e a tutta la comunità LGBTQ+: «Un grosso elogio a chi trova il coraggio di denunciare e di rompere l’omertà che avvolge fin troppo spesso queste manifestazioni d’odio e di violenza. Siamo sicuri che l’autorità giudiziaria svolgerà egregiamente il suo compito individuando e perseguendo i responsabili. Questi eventi quando accadono vicino, nella propria città impongono una riflessione. Al termine del pride quest’anno, manifestazione di cui la provincia dimostra di avere sempre più bisogno per normalizzare e costruire il clima di tolleranza che i tempi moderni richiedono, anche accendendo in modo provocatorio il dibattito pubblico, un nostro socio ci ha raccontato di aver visto due bambine di poco più di 10 anni ridere e schernire tre persone che abbandonavano il corteo, probabilmente spiazzate dal vedere persone dai costumi non omologati o in emulazione a reazioni già viste in famiglia. In quell’occasione chiaramente nessuno ci ha dato peso, ma questo è probabilmente il prologo di un atteggiamento nei confronti del più debole che in età adolescenziale o adulta può portare dalla violenza verbale e psicologica fino a quella fisica, come i fatti confermano. Siamo sicuri che sia troppo semplice nonché inutile circoscrivere l’evento alla ragazzata o ad un problema di sicurezza. Non saranno pene più aspre a risolvere questo il fenomeno, e nemmeno ci sentiamo di responsabilizzare le famiglie, che sicuramente hanno un ruolo determinante nell’educazione dei figli ma è difficile incidere tramite loro quando il fenomeno è endemico».
«È necessario un cambiamento culturale volto alla tolleranza, alla comprensione, all’ascolto, al rispetto al rigetto dell’odio e che sappia minare la cultura della sopraffazione – concludono dalla Società operaia ciriacese - Questo cambiamento non può che arrivare dagli strumenti di educazione collettiva, ovvero dai luoghi di formazione. Facciamo appello alle istituzioni, al Comune di Ciriè, alla città Metropolitana e alle scuole del territorio affinché si adoperino per educare e rieducare le nuove generazioni. Solo così possiamo sperare di creare una società più libera, rispettosa e pacifica. Per quanto ci riguarda ci adoperiamo quotidianamente per dare spazio nelle nostre mura ai principi fondamentali dell’uguaglianza, del rispetto e della tolleranza, diamo spazio ad organizzazioni che facciano sentire tutti al sicuro e che educhino la società. Ci mettiamo a disposizione nel limite delle nostre possibilità per sviluppare progetti volti all’inclusione e all’educazione che abbiano come fine la tutela delle minoranze e dei più deboli».








