CHIVASSO - Cuccioli maltrattati, venduti come sani anche se malati: un giro d'affari di 230 mila euro
Foto 1
Foto 2
Foto 3

CHIVASSO - Si sono chiuse le indagini della procura di Ivrea su un presunto allevamento abusivo di cani che, secondo gli investigatori, avrebbe causato gravi sofferenze agli animali. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere fino al maltrattamento e all’abbandono di animali. In alcuni casi i cuccioli sarebbero stati tenuti in condizioni tali da sviluppare malattie anche mortali. Tra gli episodi segnalati c’è anche la vendita di un bassotto dichiarato sano ma in realtà cieco dalla nascita.

L'attività si trovava nella frazione Boschetto di Chivasso. Al centro dell’inchiesta ci sono tre persone: una madre e i suoi due figli. Lei 65 anni, i figli rispettivamente di 27 e 35. Per loro è stata fissata l’udienza preliminare il 5 maggio. Gli investigatori sostengono che tra il 2018 e il 16 ottobre 2023 avrebbero venduto 396 cani, ottenendo un profitto stimato in circa 230 mila euro. Le indagini dei carabinieri forestali hanno descritto l’immobile come sovraffollato, poco illuminato e con condizioni igieniche inadeguate. Un ambiente che, secondo l’accusa, favoriva la diffusione di malattie, mentre i cuccioli venivano comunque venduti come sani. I cani venivano pubblicizzati su siti come Subito.it e Usato.it, dove venivano spacciati come razze pure quando, in realtà, erano cuccioli meticci.

Nell’inchiesta compaiono anche tre veterinari accusati di falso in alcune registrazioni dell’anagrafe canina. I loro legali sostengono però che fossero completamente all’oscuro delle attività contestate ai tre imputati. La procura di Ivrea contesta ai tre anche il fatto che nemmeno dopo il sequestro del 16 ottobre 2023 l'attività si sarebbe realmente fermata: dopo l'intervento dei carabinieri, infatti, madre e figli avrebbero finto la morte di 23 cuccioli, al di sotto dei due anni e dunque senza microchip, per poi venderli.