
Avete visto un cinghiale con tre occhi? Oppure un gruppo di funghi fosforescenti? Non preoccupatevi. E' solo l'onda lunga del disastro di Chernobyl. Al di là delle facili ironie, le ultime analisi dell'Arpa hanno confermato che il territorio montano del Canavese è ancora contaminato dal Cesio 137. Un isotopo radioattivo caduto al suolo dopo l'incidente alla centrale nucleare di Chernobyl. Era il 1986 ma gli effetti sono ancora presenti sul territorio. In particolare a Ceresole e in Val Soana, dove, subito dopo il disastro, una forte pioggia favorì la caduta del Cesio al suolo. Proprio nel cuore dell'area protetta del parco Nazionale del Gran Paradiso.
Il monitoraggio straordinario dell'Arpa ha coinvolto l'Alta Valsesia, Val Formazza e Val Vigezzo, Ceresole e la Val Soana, Val Maira, Val Pellice, Monferrato e Val Susa, dove sono stati prelevati e successivamente analizzati campioni di suolo, acque superficiali, funghi, frutti di bosco e latte di alpeggio, per un totale di circa 170 campioni. L’esito delle analisi ha consentito di aggiornare la mappa della deposizione al suolo dell’isotopo radioattivo Cs137 per ottenere un quadro più attuale della distribuzione della contaminazione radioattiva.
«Tale quadro conferma la presenza di maggiori livelli di cesio in alcune aree dell’arco alpino piemontese nord e nord-orientale - spiegano i tecnici dell'Arpa - si tratta di livelli che, pur non dando luogo ad esposizioni significative della popolazione, possono tuttavia causare elevate contaminazioni radioattive in alcune matrici presenti nell’ambiente, quali in particolare i funghi e la selvaggina».
Ecco perchè l'anno scorso, in provincia di Vercelli, sono stati ritrovati cinghiali con elevate contaminazioni di cesio. In ogni caso, come dimostra lo studio dell'Arpa, non ci sarebbero pericoli per la popolazione. I valori registrati a Ceresole e in Val Soana (come nel resto della regione) sono lontani dai limiti d'allerta.
Lo studio dell'Arpa è disponibile a questo indirizzo: http://www.arpa.piemonte.it/news/nuova-mappa-della-deposizione-della-radioattivita-nei-suoli-del-piemonte
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