
Per il terzo anno l'associazione Parkinsoniani del Canavese onlus concorre al bando “Ilmiodono”, proposto da Unicredit tramite il suo sito solidale. In pratica, si tratta di dividere una torta di 200.000 euro ed accaparrarsi la fetta più grossa possibile. «Due anni fa abbiamo raccolto quasi 600 euro; l’anno scorso 1260 - dice il presidente Silvano Chiartano - vogliamo migliorarci ancora, ma sarà dura. Per questo chiamo a raccolta tutti voi, malati, mezzi malati, sani. Se credete in questa Associazione, pur piccola che sia, con un presidente così così, ma che farà comunque quanto sarà nelle sue possibilità, allora dimostratemelo. Non vi sto chiedendo soldi (anche se spesso è più facile dare che fare). Vi chiedo di votare la nostra Associazione sul sito www.ilmiodono.it».
Il ricavato sarà accantonato con il preciso scopo di dotare l'associazione di una grande palestra, dove praticare tutti, a tutte le ore, attività che aiutino i malati di parkinson dell'area del Canavese (e non solo) a migliorare la qualità della vita. «Un progetto che non è dietro l’angolo ma proprio per questo ci dobbiamo credere e imporlo come sano obiettivo - dice Chiartano - alle attività sinora svolte, già da gennaio prenderanno vita corsi di Mindfulness, contro la depressione, shatzu per caregivers, recupero funzionale, esercizi di logopedia, nutrizionismo, convegni».
Ai punti operativi di Castellamonte, Pavone, Borgofranco d’Ivrea si aggiungerà presto uno spazio all’ospedale di Castellamonte, a conferma della qualità dell'operato dell'associazione. In stallo, al momento, un nuovo punto operativo a Caluso. Molte attività sono gratuite. Questo implica una continua attenzione alle fonti di finanziamento: introito tessere, contributi di privati, vendite occasionali, 5 per mille, contributi da banche.
«Mi auguro che questa mia esortazione sia stimolo non solo per raggiungere l’obiettivo di cui sopra, ma anche che coloro che ancorano faticano ad avvicinarsi a noi, ad accettare la malattia, a scrollarsi di dosso quello stato di auto isolamento che li allontana dalla vita sociale, si convincano a combattere questa nostra malattia; abbiamo bisogno di restare abbracciati, tutti insieme, per proseguire il nostro cammino di malati nel migliore dei modi, in attesa che la ricerca ci doni presto la cura giusta».








