
CASTELLAMONTE - Dall’Ucraina al Canavese per fuggire dagli orrori della guerra. La storia delle giovanissime Mary ed Ellen commuove Castellamonte. A raccontare il loro viaggio della speranza, iniziato tra sirene antiaeree e scoppio di bombe che non hanno lasciato alle due ragazze altra scelta se non quella di abbandonare in fretta la propria casa e Patria, è stata, con un briciolo di emozione, Pamela Misuraca, che da alcuni giorni ospita in città le profughe.
I castellamontesi hanno incontrato Mary ed Ellen ieri sera, 9 marzo 2022, al centro congressi Martinetti nel corso di un incontro informativo promosso dall’Amministrazione comunale per cercare di fare chiarezza sulla modalità di accoglienza nei confronti delle persone in arrivo dall’Ucraina.
«Mary ed Ellen sono due ragazze di 18 e 19 anni – ha spiegato Pamela Misuraca – Vengono da Cherson, una città dell’Ucraina meridionale. Mary è figlia unica, sua madre lavorava come commessa, mentre suo padre era marinaio. Dopo aver navigato per 30 anni, nell’ultimo periodo aveva trovato impiego in un cantiere navale come operaio. Ellen ha una sorella di 14 anni e un fratellino di 9. Sua madre e il suo compagno gestivano un bazar in città, che è andato in fiamme con lo scoppio della guerra. Mary è una ragazza estroversa, determinata e ambiziosa. Dopo le superiori si è trasferita ad Odessa per studiare arte. Quest’anno frequentava il secondo anno di università. Sogna di lavorare nel campo dell’animazione cinematografica. Ellen è più riservata, calma e molto gentile. E’ appassionata di cucina e frequenta un corso professionale per diventare cuoca. A gennaio di quest’anno aveva raggiunto Mary ad Odessa, trovando lavoro in un ristorante».
«La loro vita è tranquilla, come quella di tanti altri giovani – ha aggiunto Pamela – Sono piene di sogni e voglia di vivere. Il 24 febbraio 2022 però quella che doveva essere una giornata come tante altre si è rivelata il peggiore dei loro incubi. Alle 5 del mattino vengono svegliate dal rumore degli aerei militari. Più tardi sentono dei boati. Le forze militari russe attaccano l’aeroporto per non dare alla gente la possibilità di fuggire. Le sirene iniziano a suonare ininterrottamente. Il paese è sotto attacco. Mary ed Ellen sono nel panico più totale, non sanno cosa fare. Dove andare. La famiglia di Ellen non ha nessuna intenzione di lasciare l’Ucraina. Amano la loro terra e vogliono rimanerci. Sono parte della resistenza. I genitori di Mary invece vogliono mettersi in salvo. Suo padre è anziano ha 64 anni. Vogliono lasciare il paese il prima possibile e arrivare a Istanbul dove c’è l’ex capo del padre di Mary. Recuperano le cose essenziali e vanno a prendere Mary ed Ellen. Salgono tutti e 4 in auto, le strade sono intasate e non sanno se avranno abbastanza soldi per affrontare il viaggio. L’unica cosa che conta è tuttavia mettere in salvo le loro vite».
«Dopo diverse ore riescono a raggiungere la Romania e poi a lasciare l’Ucraina – racconta Pamela Misuraca – Le stazioni di servizio lungo il percorso aumentano il prezzo degli alimentari. Mangiano poco o niente. Dovevano tenere i soldi per la benzina. Ma cambiati i soldi scoprono di essere starti truffati e si trovano con meno della metà del denaro che avrebbero dovuto avere. Una volta raggiunta la Bulgaria si fermano per passare la notte, rischiando di essere derubati da alcuni delinquenti. Nessun posto sembra sicuro ma devono fermarsi. La mattina ripartono e dopo 3 giorni di viaggio arrivano finalmente in Turchia. Io ho conosciuto Mary la scorsa estate e l’ho ospitata a casa mia per lavorare a un progetto artistico per un locale sul lago Maggiore, dove vivevo fino a pochi mesi fa. Appena scoppiato il conflitto ci siamo sentite subito. Ho temuto seriamente non poterla rivedere e riabbracciare mai più. Quest’onda emotiva è quella che fa la differenza e ci porta a dare un aiuto. Solo con la razionalità non facciamo niente. Ci siamo offerti per ospitarle. Non sarei riuscita a fare diversamente, a girarmi dall’altra parte».
Grazie a Pamela, le due ragazze ucraine sono in Italia da qualche giorno: «Sono arrivate con una valigia mezza vuota, solo i vestiti del viaggio e non hanno nessuna disponibilità economica. Sono felici di esser qua. Il loro obiettivo è quello di ricostruirsi un futuro. I genitori di Mary a breve andranno in Congo, perché suo padre l’unico lavoro che ha trovato è lì. Non è facile per loro due. In queste situazioni purtroppo c’è anche chi si approfitta di chi fugge dalla guerra. Chi ha buona volontà, buon senso e voglia di aiutare è giusto che si faccia avanti. Perché chi ha brutte intenzioni è già arrivato da qualche parte, sono i primi a muoversi. Possiamo, invece, tutti fare qualcosa di buono. Non dobbiamo per forza ospitare qualcuno. Possiamo anche aiutarli in un altro modo. Ci sono mille possibilità di dare il proprio contributo, anche tramite associazioni, per generi alimentari, vestiti, qualsiasi cosa. Mary ed Ellen non sono pacchi postali, ma persone. Adesso stanno ricevendo un appoggio. Loro vorrebbero andare in Francia. Ad oggi è tutto un’utopia. Però io penso che possiamo costruire una rete che renda possibile questi loro sogni, creare una connessione in modo che possano ricostruire la loro vita. Sono in grado di farlo, mancano loro solo le opportunità e un lavoro. Se qualcuno vuole darmi una mano lo accetterò molto volentieri. Questa rete di solidarietà che vorrei creare potrebbe aiutare non solo loro due ma tante altre persone».











