
CASTELLAMONTE - Sono passati dieci anni esatti da quel 13 gennaio, giorno in cui la professoressa Gloria Rosboch sparì nel nulla. Poco distante casa, a Castellamonte, incontrò i suoi assassini. Ma ci volle più di un mese per arrivare alla verità. Per portare alla luce un femminicidio in piena regola che sconvolse il territorio e diede al Canavese, non richiesto, un mese e mezzo di ribalta nazionale. Oggi quella storia è diventata persino un film, che a breve sarà nei cinema. La giustizia, intanto, ha fatto il suo corso. Gabriele Defilippi (oggi 31enne) e Roberto Obert (63), accusati dell'omicidio, sono stati condannati in via definitiva: 30 anni al primo, 18 anni e nove mesi al secondo. Gloria riposa nel cimitero di Castellamonte, al fianco del papà Ettore, morto nel 2022.
Ecco, in breve, alcuni passaggi fondamentali di quella drammatica storia.
Una vita “normale” e un legame nato a scuola
Gloria è l'unica figlia di Ettore e Marisa, entrambi ex dipendenti Olivetti. Nasce e cresce come un piccolo miracolo per una famiglia che le dedica ogni energia e la protegge. Studia, si diploma al liceo linguistico e ottiene la laurea con l’obiettivo di insegnare. Lavora come supplente e poi si specializza come insegnante di sostegno, fino a ottenere incarichi continuativi alla scuola media di Castellamonte, a pochi passi da casa. Nonostante la stabilità apparente, Gloria non riesce a diventare insegnante di ruolo. Proprio in questo periodo complicato, torna nella sua vita Gabriele Defilippi, un ex studente conosciuto anni prima alle medie, nel 2005. Gabriele è brillante e sopra le righe: cura l’immagine, ostenta uno stile di vita costoso, sui social cambia identità e talvolta si traveste. La professoressa non si concentra su questi aspetti: il rapporto tra loro sembra un’amicizia basata anche su un motivo pratico, cioè aiutare negli studi il fratellastro di Defilippi, a cui Gloria dà ripetizioni.
La promessa di contatti e l’inizio del raggiro
Quando la professoressa, 49enne, decide di presentare ricorso per la sua posizione lavorativa, chiede aiuto a Gabriele: lui si propone come giovane esperto di computer (ha solo 21 anni) e sostiene di avere contatti “importanti” al Ministero. Da lì, Defilippi inizia a costruire una narrazione totalmente falsa nel tentativo, riuscito, di carpire la fiducia della sua ex insegnante: si spaccia come broker finanziario, uno che maneggia grosse cifre e investimenti. Gloria, fidandosi, gli racconta un dettaglio decisivo: possiede un conto con una disponibilità importante, in gran parte frutto dei risparmi dei genitori. Per Defilippi è un’occasione perfetta.
I 187 mila euro consegnati in contanti
Il 24 ottobre 2014, convinta dall'ex allievo, la professoressa Rosboch va a Torino, dopo aver concordato un maxi prelievo in banca. Entra nella filiale, ritira 187 mila euro in contanti, esce e consegna la valigetta a Gabriele. Lui le parla di un investimento vantaggioso, di un “cambio vita”: un futuro diverso, lontano dal precariato e da una routine che Gloria sente ormai stretta. Nemmeno informa i genitori: vuole fare loro una bella sorpresa. Solo che, subito dopo, Defilippi sparisce. Passano mesi senza risposte, con telefonate e messaggi ignorati.
La denuncia e la scoperta delle bugie
Il 28 settembre 2015, dopo averne parlato con i genitori, Gloria presenta una denuncia alla Procura di Torino per truffa. Nella querela spiega come la personalità suadente di Defilippi l’abbia portata a fidarsi, fino a convincerla a investire per l’apertura di una fantomatica attività ad Antibes, in Costa Azzurra, tutti i suoi risparmi. Defilippi le aveva anche ipotizzato un futuro insieme, evocando una vita “magnifica” tra lavoro e serenità. Un tassello emotivo che rafforza l’inganno: nella mente di Gabriele non c'è nessun investimento, nessun progetto. Solo bugie.
La trappola e l’omicidio
Il 13 gennaio 2016 Defilippi ricompare a sorpresa: sostiene di avere un modo per restituire i 187 mila euro. Convince Gloria a incontrarlo. Lei esce di casa dicendo ai genitori che deve partecipare a una riunione scolastica: una bugia, detta con la speranza di rientrare con i soldi e chiudere finalmente l’incubo. In auto con Defilippi c’è anche un amico: Roberto Obert, proprietario della Renault Clio con la quale i due passano a prendere la professoressa. Il viaggio parte da Castellamonte fino alla discarica dismessa in località Rossetti, tra Rivara e Pertusio. Quando Gloria capisce che il denaro promesso non c'è, la situazione precipita. Defilippi perde la ragione e con un filo metallico, simile a quello per stendere i panni, la prende al collo e la strangola. I due uomini si liberano del corpo gettandolo nella vasca del percolato della discarica. La spogliano, distruggono il cellulare e disperdono gli abiti in diversi cassonetti. Il tentativo è chiaro: far sparire ogni traccia.
La scomparsa e le prime piste
La sera stessa, non vedendola tornare dalla riunione a scuole, una cugina denuncia la scomparsa di Gloria ai carabinieri di Rivarolo. Scattano le ricerche, coordinate dalla Procura di Ivrea, con carabinieri, vigili del fuoco, volontari, 118. Inizialmente si considera anche l’ipotesi del suicidio, legato alla vergogna della truffa e alle tensioni con la famiglia. Le ricerche si concentrano nei luoghi dove in passato si sono verificati episodi simili: ponti, dighe, canali. Droni e unità cinofile non trovano nulla. Per i familiari c’è un punto che stona più di ogni altro: quell’episodio anomalo della vita di Gloria, la consegna dei 187 mila euro all’ex allievo. È lì che gli investigatori iniziano a guardare con decisione.
Le telecamere e il punto debole del piano
Le indagini si concentrano immediatamente su Defilippi. Lui nega, cambia sim telefoniche, tenta di ripulire le tracce e costruire alibi. Ma il suo piano ha un punto debole. Roberto Obert, residente a Forno Canavese, ha una relazione con Gabriele ed è legato a lui in modo forte, al punto da seguirlo in tutto. Gli investigatori scoprono un traffico anomalo di chiamate tra i due nei giorni precedenti la scomparsa della professoressa. La svolta arriva dalle telecamere di videosorveglianza del Comune di Castellamonte: i carabinieri notano il passaggio di due auto di proprietà di Obert, una dietro l’altra. È il 14 gennaio quando i filmati vengono sequestrati e analizzati. Le immagini mostrano l’andata e il ritorno del veicolo, nel punto vicino alla casa della famiglia Rosboch. A quell’ora, Gloria sale in auto. Poco dopo, la Clio bianca si allontana: è a bordo di quella vettura che la donna verrà uccisa.
La confessione e il ritrovamento del corpo
Il 19 febbraio Obert viene interrogato a Ivrea. Messo alle strette da indizi e ricostruzioni, cede e racconta gran parte della vicenda. E' lui che accompagna gli inquirenti alla discarica di Rivara e indica il punto esatto in cui è stato gettato il corpo. Poco dopo, vengono arrestati lui, Defilippi e la madre di quest’ultimo (che, a processo, sarà poi condannata in concorso solo per la truffa ai danni della professoressa).
Soldi sperperati, accuse incrociate e movente
Dopo l’arresto, i due ex amanti iniziano ad accusarsi a vicenda. Defilippi sostiene che il denaro sia finito in una cassetta di sicurezza intestata a Obert, ma è falso: i soldi non vengono più trovati. La ricostruzione investigativa porta a un quadro netto: i 187 mila euro sono stati spesi in breve tempo per la “bella vita”, shopping, casinò, droga e spostamenti costosi. Il mancato ritrovamento del denaro (o almeno di movimenti bancari riconducibili a quei soldi), hanno confermato, secondo gli investigatori, che Defilippi ha ucciso per evitare d’essere denunciato dall’insegnante, sapendo perfettamente che quei soldi la professoressa di Castellamonte non li avrebbe mai più rivisti. Non sapeva che, in realtà, Gloria Rosboch lo aveva già denunciato, di fatto anticipando con quella querela il nome del suo stesso assassino.












