
CASTELLAMONTE - Don Angelo Bianchi, arciprete di Castellamonte e responsabile vescovile della diocesi di Ivrea per l'accoglienza, è intervenuto ieri sera nel corso della serata promossa dal Comune per fare chiarezza sull'accoglienza ai profughi in arrivo dall'Ucraina. Il parroco, nel suo intervento, ha proposto alcune riflessioni sul tema e ha chiesto che la politica si dia da fare per aiutare le persone che accolgono i profughi in fuga dalla guerra.
«La situazione attuale impone una riflessione anche se a molti, forse, il mio intervento non piacerà - ha spiegato don Angelo - oggi siamo una marea di persone solidali con l'Ucraina. Ma l'Ucraina non è il solo paese in guerra. E non ho mai visto tanta disponibilità ad accogliere. Oggi ci è più facile perchè il colore della pelle fa la differenza».
«Se davvero vogliamo parlare di solidarietà bisogna farla per tutti. Non possiamo salvare il mondo da soli ma possiamo fare tutti la nostra parte. La parrocchia è a disposizione per accogliere ma anche la politica deve darsi da fare. Vale la pena affidare l'accoglienza alle cooperative che hanno dei rimborsi? Se loro hanno un rimborso lo devono avere anche le famiglie che, con grande cuore, accolgono i profughi in casa. Una famiglia sana che prende in casa dei profughi costa meno di una cooperativa. Proporremo agli uomini di buona volontà di aiutare economicamente chi prende in casa i profughi, certo, ma questo lo deve fare anche la politica».
Don Angelo ha fatto presente che, oltre all'accoglienza, serve chi dà una mano (proprio a partire dalla politica) dal punto di vista economico. «Certo che noi siamo disponibili ad accogliere profughi nella casa parrocchiale - ha aggiunto il parroco - ma quante case sfitte ci sono nei nostri paese e quante verranno messe a disposizione? In alcune realtà l'arrivo di queste persone potrebbe persino rivitalizzare paesi che oggi sono popolati solo da anziani».
Con un avvertimento: «Dovrà essere una rete continuativa, non a spot. La politica deve intervenire: servono strumenti economici altrimenti rivivremo la stessa storia di altri migranti. Li affidiamo alle cooperative e finito il periodo per richiedere l'asilo politico verranno messi su una strada. E cosa faranno una volta sulla strada se non darsi alla malavita? Abbiamo il dovere di inserirli con dignità. E per farlo servono risorse e una rete di solidarietà. Continuerò a ripeterlo anche se queste cose non piacciono. La diocesi è a disposizione ma ognuno faccia la sua parte».








