CASTELLAMONTE - La procura vuole vederci chiaro sulla morte del vigile urbano

Lo shock per il gesto estremo. I dubbi di un sistema sanitario che ha evidenziato pesanti pecche. Alla fine, dopo la richiesta dell'avvocato Mauro Bianchetti che segue la famiglia di Gianni Forma, il vigile urbano di Castellamonte che si è sparato in comando venerdì scorso, anche la procura di Ivrea ha deciso di fare luce sull'accaduto. Intanto disponendo l'autopsia sul corpo dell'agente 53enne. L'esame autoptico servirà a capire se quel tumore alla schiena, del quale Forma ha parlato anche nella sua lettera d'addio alla moglie Giorgia, c'era davvero. Inizialmente l'autopsia non era prevista. Poi, dopo l'istanza della famiglia, il pubblico ministero Ruggero Mauro Crupi ha deciso di eseguire l'esame. 

Forma poteva essere salvato? Aveva davvero un tumore alla schiena (malattia che aveva già strappato alla vita la madre)? «Per questo motivo chiedo che si vada a fondo della questione» conferma la moglie. Che aggiunge: «Non voglio sentir parlare di risarcimenti. Vorrei solo sapere che cosa aveva mio marito per stare così male. Nella speranza che, d’ora in poi, chi cercherà aiuto in un pronto soccorso, riesca ad ottenere, al contrario nostro, ascolto e assistenza». 

Oggi pomeriggio, a Ivrea, la procura disporrà l'incarico al medico legale dell'Asl To4. L'esame si terrà in settimana. Restano numerosi punti oscuri in questa triste vicenda. L'autopsia, ovviamente, potrà fare luce solo in parte su quello che è successo ma sarà comunque una base di partenza per valutare le motivazioni che hanno spinto il vigile a togliersi la vita.