
CASTELLAMONTE - Con la guerra nel cuore, ma negli occhi la speranza per un futuro di pace che si rispecchia in persone e in un territorio capace di accogliere chi ha più bisogno, dando vita a storie di amicizia, condivisione e solidarietà. Questo hanno raccontato oggi, martedì 22 marzo 2022, i volti dei 19 profughi ucraini, portati in salvo in Italia dall’associazione «La Memoria viva», che in poco più di un mese ha creato un vero e proprio corridoio umanitario che parte dal Canavese in soccorso al popolo Ucraino.
I 19 ucraini, per lo più mamme e bambini, sono partiti dal confine con la Polonia, passati da Cracovia e arrivati poco dopo le 15 a Castellamonte, alla sede del comitato locale della Croce Rossa Italiana, a bordo di un pullman di Bus company e Gtt, messo a disposizione da Città Metropolitana di Torino.
Dopo aver ricevuto la prima assistenza dall’equipe medica della Cri, i profughi saranno ospitati da famiglie canavesane, grazie anche all’interessamento del sindaco, Pasquale Mazza, del capogruppo di maggioranza, Alessandro Musso, e dell’assessore, Mariangela Bracco, che erano presenti in via Piccoli per dare loro il benvenuto da parte tutta la comunità locale.
Tra gli ucraini giunti a Castellamonte ci sono ben 8 bambini, la più piccola Illa ha solo 8 mesi. Quelli più grandi, sfilate per un attimo le mascherine d’ordinanza, sfoggiano un sorriso contagioso mentre giocano a calciobalilla o si gustano i dolci e la merenda offerti dai volontari della Croce rossa. Attimi di serenità, dopo la grande paura.
Tra un controllo sanitario e l’altro è anche il tempo degli abbracci, come quello tra Irina, giovane mamma che attualmente è ospitata con la famiglia a Levone e che era già stata in Canavese da piccola subito dopo la tragedia di Chernobyl, e la sorella Oksana con i due figli. Esempi di umanità e coraggio.
Qualità che appartengono a Artur, 29enne russo, originario di Voronez. Frequenta l’Universitaà degli studi di Torino, indirizzo Dams, e si è offerto di fare da interprete e da mediatore, viaggiando insieme ai volontari de La Memoria viva. «La guerra non è mai giusta – spiega Artur – Ma questo conflitto, tra due popoli con una lunga storia comune, non ha senso. Non posso nemmeno immaginare cosa abbiamo passato nelle ultime settimane queste persone. Quando ho letto il messaggio su internet de La Memoria viva, che cercava un interprete, mi è venuto spontaneo rispondere e mettermi a disposizione. Ho sentito di doverlo umanamente fare».












