CASTELLAMONTE - Il giovane dottore Riccardo Rua sull'Everest per studiare l'impatto dell'alta quota sul corpo umano
Foto 1

CASTELLAMONTE - Un canavesano tra i protagonisti del progetto internazionale «Lobuje Peak-Pyramid: Exploration & Physiology 2022» portato a termine con successo a inizio novembre, sotto la guida scientifica del professor Vittore Verratti, docente di Metodi e didattiche delle attività sportive al Dipartimento di Scienze psicologiche, della Salute e del Territorio dell’Università degli Studi «Gabriele d’Annunzio» di Chieti-Pescara. Si tratta del giovane castellamontese, Riccardo Rua, neo laureato con 110 e lode in medicina e chirurgia all’Università di Torino.

Il gruppo di volontari e ricercatori che hanno composto la spedizione è arrivato alla base dell’Everest presso la Piramide di Desio, l’osservatorio e laboratorio internazionale che si trova a 5000 metri di quota, dove sono state condotte importanti indagini scientifiche con lo scopo di studiare gli adattamenti all'esercizio in ipossia ipobarica, uno degli ambienti estremi che ancora oggi rappresenta una sfida per l'uomo. Oltre all’Università di Chieti-Pescara hanno preso parte al progetto la Fisiopatologia respiratoria della ASL di Pescara, il Policlinico «SS. Annunziata» di Chieti, le Università di L’Aquila, Siena, Bari, Cagliari, Milano, Perugia, Pisa, Politecnica delle Marche ed EURAC di Bolzano, insieme a sette Centri di ricerca.

Il castellamontese Riccardo Rua ha fatto, quindi, parte di una equipe medica composta da medici e psicologi di alto profilo, chiamata a scoprire come si adatta il corpo umano agli ambienti estremi. Lui e gli altri ricercatori hanno seguito e analizzato, durante le varie tappe del viaggio, i parametri fisiologici e clinici, le performance fisiche individuali e l'impatto psicologico che una missione del genere può avere su degli sportivi a livello non agonistico: 13 uomini e 9 donne di età compresa tra i 20 e i 60 anni. Questi ultimi in gruppo hanno, infatti, sfidato i propri limiti e la propria preparazione fisica e mentale all'impresa, arrivando fino ai fatidici 5000 metri del laboratorio nepalese, situato sul versante sud del monte Everest. I risultati di questa sperimentazione saranno poi presentati a congressi nazionali ed internazionali, confluendo nella pubblicazione di articoli nazionali e einternazionali. (Foto di gruppo tratta dalla pagina Facebook dell’Università degli Studi «Gabriele d’Annunzio» di Chieti-Pescara)