
CASTELLAMONTE - Si chiama «Terra Rossa» ed è il primo censimento della ceramica castellamontese. E’ una sorta di «catasto» on-line delle opere en-plein air, delle vecchie fabbriche della Castellamonte che fu, delle attuali attività commerciali connesse alla ceramica e dei castelletti di Sant’Anna Boschi. Una fotografia a 360° dei punti di riferimento locali che hanno fatto la storia artistica e non solo del paese. Ci sono Palazzo Botton la Tofeja, i pannelli creativi Scarpette Rosse e le installazioni di arredo urbano e quelle nel cortile della scuola. In tutto sono, per ora, già più di 600 voci, «censite» con minuzia di particolari in moderne schede impreziosite da suggestive fotografie. Il progetto, curato dall’architetto, Alberto Veglio, e dai suoi collaboratori, Davide Nigra e Davide Lando, è stato presentato ieri, martedì 7 settembre 2021, al Centro Congressi Martinetti alla presenza del sindaco, Pasquale Mazza, e degli assessori, Claudio Bethaz e Patrizia Addis.
Il censimento sarà presto consultabile in una sezione ad hoc del sito ufficiale del Comune, ma rappresenta pure il primo passo di quella che sarà la Castellamonte del futuro. «Ci sono alcune cose da fare subito – ha spiegato in apertura di conferenza il primo cittadino Pasquale Mazza – Bisogna lavorare tutti insieme su ceramica, turismo e cultura. In ogni comune si lavora per sviluppare i propri brand e le proprie potenzialità che in seguito saranno messi in campo insieme ad altri paesi ed enti. Il brand di Castellamonte è indubbiamente la ceramica. Partendo da questo punto certo si potrebbero sviluppare diversi aspetti della città. Penso, in primis, al turismo legato anche e soprattutto alla cultura, il commercio, l’artigianato, l’agricoltura e l’outdoor. Per centrare in tempi stretti questi obiettivi sul territorio serve migliorare la ricettività, la formazione degli operatori e ci vuole una mentalità aperta al turismo. Bisogna cambiare atteggiamento. Per esempio durante la Mostra della Ceramica, bar e ristoranti non possono essere chiusi. Non ci siamo, altrimenti».
L’Amministrazione comunale ha le idee chiare sulla visione futura del paese: «Le cose da fare senza perdere ulteriore tempo sono: il Museo della Ceramica, aprire un ufficio di informazione turistica nel capoluogo e formare dei nuovi ceramisti, collaborando con il Liceo Faccio, il Ciac e il Gal. Il Museo è chiaramente uno dei punti cardine – ha aggiunto Mazza – Sono tre i suoi aspetti principali: palazzo Botton che sarà sede di esposizioni permanenti e temporanee, i laboratori dove artigianato o arte si fondono alla perfezioni e il Museo all’aperto, sulla scia di quanto avviene in altre città italiane della ceramica. Una mia e nostra proposta è di chiamare questo progetto MACC: Museo Arte Ceramica Castellamonte. Attualmente abbiamo messo in piedi iniziativa di collaborazione importanti con l’Unione Montana Valle Sacra, le Tre Terre Canavesane, Morena Ovest, Canavese 2020 e Agenzia per lo sviluppo del Canavese. Altre ne realizzeremo con le Terre e Comuni del Canale di Caluso e con “Made in Canavese”. Bisogna pensare attentamente ado ogni attività ma bisogna anche essere celeri, in quanto in altri territori si sta procedendo velocemente verso offerte turistico-sportive-culturali. Castellamonte e il nostro Canavese non hanno niente da invidiare a nessuno. Bisogna solo rimboccarsi le maniche e unire le forze perché ci sono grosse quote di mercato da conquistare».








