CASTELLAMONTE - «Ho il Parkinson ma non sono da buttare»: le lacrime di Franco dopo la sentenza

«Non sono un peso ma sono una risorsa». Inizia così la lettera di ringraziamento che Franco Minutiello ha inviato a tutti coloro che in questi mesi così difficili gli sono stati accanto. Minutiello è il netturbino della Teknoservice licenziato perchè ha il Parkinson. Il tribunale del lavoro di Ivrea ha deciso per il reintegro immediato dell'operaio sessantenne: il licenziamento era illegittimo.

«Sono nuovamente diventato per un attimo "bambino" e sono davvero molto felice - scrive Minutiello - non vi nascondo che ho passato un anno bruttissimo, al limite della sopravvivenza sia economica, sia morale. Unica forza erano le parole quotidiane di Roberto e di chi mi è stato sempre vicino e i ricordi delle battaglie che sono state fatte per far sapere a tutti questa grande ingiustizia. Quando venerdì ho saputo che il giudice ha accolto ogni richiesta avanzata dal mio avvocato Silvia Ingegneri (che non finirò mai di ringraziare per l'umanità e la professionalità) ho pianto di felicità. Ora sono nuovamente una risorsa».

A due anni dalla pensione, Franco si era ritrovato in mezzo a una strada. Per giunta malato. «Non volevo accettare l' idea che ero ormai uno scarto da buttare in mezzo alla strada; non era giusto perché io sapevo che qualcosa di utile potevo ancora fare... ho sempre creduto che il lavoro è dignita e non carità. Se penso al giorno che ho ricevuto la lettera di licenziamento, alle battaglie che ho fatto con l'aiuto di pochi amici veri, al viaggio a Roma per far sentire la mia storia ma anche far sapere la storia di tanti e tanti malati... una brutta pagina della mia vita con un lieto fine».

L'epilogo di questa vicenda, Minutiello lo ha dedicato al papà dell'ex Ministro, Enrico Costa, Raffaele, e a tutti i malati di Parkinson italiani. Con un ringraziamento particolare a Giulio di Weareparky, ai Senatori Eugenio Bozzello e Riccardo Nencini, ad Orazio Morgando Vigna. «Ho capito molto bene in questi mesi cosa significa la solitudine e la cattiveria umana; ho capito molto bene cosa significa sentirsi malato e un peso. Ora non vedo l'ora di rientrare al lavoro».

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