
Qualunque fine abbia fatto, qualunque sia la ragione che l’ha portata lontana da casa, ormai è chiaro il legame che è intercorso tra la scomparsa della professoressa Gloria Rosboch, 49 anni di Castellamonte, e la truffa da lei subita un anno e mezzo fa. Una truffa da 187 mila euro. Raccontata, nero su bianco, in una querela che la professoressa ha presentato alla procura della repubblica di Torino il 28 settembre del 2015. Quattro mesi prima di scomparire nel nulla. Nella querela, la professoressa racconta del suo rapporto con quel ragazzo non ancora 22enne che le ha portato via i soldi. Ed è un racconto che va oltre le fredde parole di una denuncia. Vi proponiamo un riassunto della querela che oggi, dopo la scomparsa della prof, pesa come un macigno in questa assurda vicenda ancora ben lontana dalla soluzione.
«Mi chiamo Gloria Rosboch e sono laureata dal novembre 1993 in lingua francese – scrive la donna di Castellamonte – nell’anno scolastico 2005-2006 conoscevo presso la scuola media Cresto, Giuseppe (nome di fantasia), iscritto in quel momento alla seconda media. La madre lavorava presso l’ospedale civile». Gloria ripercorre la sua carriera scolastica di insegnante. Dal 2002 sempre al lavoro nelle scuole del Canavese. E’ in questi anni che ottiene l’abilitazione all’insegnamento per i ragazzi portatori di handicap. Nel frattempo il ragazzo prende la licenza media e, successivamente, il diploma. I due si frequentano saltuariamente fino a quando il giovane resta single. «Da quel momento – scrive la prof – posso affermare che il nostro rapporto diventava più stretto, nonostante la differenza di età. La sua personalità molto suadente mi induceva a fidarmi di lui».
Maggio 2014. La prof, adesso, è precaria. Ogni anno deve aggiornare la sua posizione per trovare un posto in una scuola del Canavese. Il ragazzo, che nel frattempo le parla del suo nuovo lavoro, la aiuta a presentare un ricorso per rientrare nelle graduatorie scolastiche. Il nuovo lavoro lo porta spesso in Francia, ad Antibes. «A Ferragosto mi propone un lavoro completamente nuovo e diverso dall’attuale, in relazione alla sua società» scrive la prof nella denuncia. Ed è in quella occasione che, per la prima volta, il ragazzo le parla di un futuro insieme. Una sera, a Vidracco, in Valchiusella, i due sono a cena assieme quando il giovane le racconta «come sarebbe stata la nostra vita insieme se avessi accettato di andare a lavorare ad Antibes. Saremmo stati ospiti di un piccolo residence, senza troppe incombenze domestiche. Una vita magnifica insieme».
Il 14 settembre il ragazzo spiega che «se avessi versato una certa cifra, il nostro ricavato sarebbe stato diverso». Tre giorni dopo, la prof ottiene un appuntamento con i responsabili della banca Fideuram, ai quali annuncia di voler prelevare 187 mila euro. Tutti i suoi averi. «I miei genitori – scrive Gloria – avvertiti dal personale della banca, si preoccupavano per me, tentando di farmi capire che stavo utilizzando i risparmi della loro vita. Ma in quei giorni, Giuseppe mi stava particolarmente vicino e mi sollecitava ad essere autonoma». La prof si convince. Anche perché, in quei giorni, oltre alle e-mail del ragazzo, riceve le telefonate di una donna che si qualifica come la direttrice di una banca di San Giorgio Canavese. Solo successivamente Gloria scoprirà che la direttrice non esiste e nemmeno la società per la quale il ragazzo diceva di lavorare.
Il 24 ottobre, a Torino, la prof entra in banca (da sola), prende la valigetta con i soldi, esce e la consegna al ragazzo. Da quel momento, il giovane sembra sparire. I due si incontrano solo più il 9 ottobre a Torre Canavese. Lui la rassicura. Lei ci crede. Di nuovo. Dopo undici mesi presenta la denuncia. I soldi non si trovano più. Proprio come Gloria che il 13 gennaio esce di casa e scompare nel nulla.








