
CASTELLAMONTE - Guarita dal Covid, contratto dopo aver fatto la prima dose, ma con Green pass a tempo «ridotto»: ora rischia di non poter lavorare nel mondo della scuola. E' la situazione paradossale che sta vivendo Samira Perri, una giovane educatrice castellamontese, alle prese con le conseguenze negative del «virus della burocrazia». Il suo è un caso particolare, ma non è unico o raro. Pallottoliere alla mano, in provincia di Torino sono centinaia le persone che come lei si trovano «prigioniere» di questa impasse da mancanza di carta verde.
Non sono assolutamente «no vax», anzi. Manca loro semplicemente il «richiamo» del vaccino. Hanno fatto, come da manuale, la prima dose ma purtroppo sono risultati positivi al Coronavirus qualche settimana dopo. Qui nasce il paradosso. Chi ha contratto il Covid poi ha fatto un solo vaccino ed ha avuto diritto al Green Pass con validità 9 mesi. Chi, invece, ha fatto prima il vaccino, quindi la malattia, è nei «guai»: per loro solo una certificazione verde temporanea di 180 giorni a partire dalla guarigione e senza possibilità di rigenerarsi. Il problema riguarda pure molti sanitari e forze dell'ordine.
«Lavorando a scuola. ho fatto la prima dose di Astrazeneca a marzo 2021 - spiega Samira - E' stata una mia scelta volontaria. Purtroppo poco dopo ho contratto il coronavirus. La seconda dose programmata per maggio è così stata cancellata. una volta guarita, ho ricevuto dal Ministero una carta verde temporanea con validità di 6 mesi, su cui è stata caricata solo la guarigione e non la prima dose di vaccino ricevuta. Il 18 settembre questo documento scade e io non potrò più andare a lavoro senza Green pass. E' una situazione di incertezza totale». Si tratta di un «limbo» esasperante. «Mi sento una cittadina di serie B - aggiunge l'educatrice canavesana - E come me ci sono tante altre persone che vivono la stessa criticità e rischiano di non poter più andare a lavoro. Nessuno sa dirci nulla. Abbiamo fatto tutto secondo le regole, vaccinandoci quando era ora. La nostra colpa, se così si può dire, è quella di aver contratto il virus dopo il vaccino».
L'assessorato alla Sanità della Regione Piemonte ha attivato un numero dedicato via Whatsapp 334/6681342 per dare informazioni sul Covid19 e sul rilascio del Green Pass, ma sono solo risposte «preconfezionate» e non utili al caso specifico. «Sono in costante contatto con il mio medico di famiglia per trovare una soluzione - conclude Samira - e ho inviato diverse mail anche al Ministero della Salute, che però sono cadute nel vuoto. Ho sentito telefonicamente anche l'Asl di competenza che mi ha confermato che ho seguito correttamente tutto l'iter e che il mio certificato vaccinale è stato inviato all'anagrafe vaccinale. Al numero unico di pubblica utilità 1500, invece, mi hanno detto che dovrebbero uscire a breve le nuove linee guida del Ministero su queste situazioni, ma per il momento non c'è nulla. Il tempo stringe. Non possiamo perdere il lavoro».
Sulla vicenda è intervenuto anche Angelo Testa, presidente dello Snami: «Bisogna provare a contattare il Sisp. Potrebbe esserci stato, come il alcuni casi di guariti poi vaccinati con dose unica un inconveniente di natura informatica-burocratica. E' un problema che deve essere risolto. Non si può non poter andare a lavoro perché il Green pass non si rigenera, trascorsi i 6 mesi».








