CASELLE - Tre persone uccise a coltellate: chiesto un altro ergastolo
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«Nessun segno di pentimento. Quella donna deve essere condannata all'ergastolo». Così i pubblici ministeri di Torino, Fabio Scevola e Roberto Sparagna che questa mattina, in tribunale, hanno chiesto il massimo della pena per Dorotea De Pippo, la colf di Caselle accusata di aver ideato e pianificato la strage avvenuta la sera del 3 gennaio del 2014, in una villetta della cittadina aeroportuale. Una strage nella quale vennero massacrati a coltellate Claudio Allione, la moglie Maria Angela Greggio e la suocera Emilia Campo Dall’Orto. 
 
L'accusa ha chiesto alla corte di non concedere le attenuanti generiche perché l’imputata non ha mai dato segni di pentimento. Anzi, secondo gli inquirenti, ha sempre cercato di sviare le indagini. Per quella strage il tribunale di Torino ha già condannato all'ergastolo il compagno della De Pippo, Giorgio Palmieri, esecutore materiale del delitto. La colf della famiglia Allione, invece, sarebbe stata l'ideatrice della strage. 
 
Una discussione legata all’allontanamento della domestica sarebbe degenerata nel triplice omicidio. Palmieri, davanti ai carabinieri, ha infatti confessato di aver ucciso la famiglia Allione per un debito di 500 euro. Dalla ricostruzione degli investigatori, Palmieri era entrato nella villetta della famiglia Allione la sera del 3 gennaio, per spiegare loro perché non riusciva a restituire quel prestito. L’uomo ha bevuto un caffè in cucina poi è scattato il raptus omicida. I militari dell'Arma lo hanno arrestato a casa di un amico. Determinante il ritrovamento della tazzina utilizzata dal 57enne prima della strage.
 
Secondo i pm, Dorotea De Pippo ha avuto un ruolo primario nell'organizzazione della strage. «E' stata lei - hanno sostenuto Scevola e Sparagna - a caratterizzare il movente della strage, che non fu determinata soltanto da ragioni economiche», ossia per sottrarre alla famiglia denaro e carte di credito che poi furono spesi dall'ex colf. «Risentimento, rabbia e rancore della donna in particolare verso la signora Greggio che durante il rapporto lavorativo l'avrebbe pagata troppo poco e poi l'aveva licenziata - hanno proseguito - furono alla base del triplice omicidio premeditato».
 
Oltre all'ergastolo, l'ex colf rischia di dover pagare anche un maxi-risarcimento di un milione e 453 mila euro.