CASELLE - Blitz contro Erdogan in aeroporto: dieci identificati
Venerdì 25 settembre 2015, all'aeroporto Sandro Pertini di Torino-Caselle, un gruppo di solidali con la resistenza kurda ha fatto irruzione nella sede della compagnia di bandiera turca, la «Turkish Airlines», occupando l'ufficio, leggendo un comunicato e poi manifestando in aeroporto con slogan, striscioni e volantini. A distanza di alcuni mesi, la procura di Torino ha emesso dieci misure cautelari a carico di altrettanti antagonisti che parteciparono al blitz contro Erdogan. Dieci obblighi di firma emessi dal gip del tribunale di Torino su richiesta del pubblico ministero Antonio Rinaudo. I destinatari si dovranno presentare al più vicino commissariato di polizia due volte al giorno. Gli antagonisti sono accusati di violenza privata. Dopo la manifestazione in aeroporto sono stati identificati dalla Digos. 
 
«Ci troviamo negli uffici della Turkish Airlines di Torino - si legge nel volantino distribuito lo scorso 25 settembre all'aeroporto di Caselle - con questa irruzione vogliamo rompere i silenzi e le menzogne che coprono la guerra scatenata dalla Turchia di Erdogan contro il popolo curdo. Come negli anni Novanta, ai bombardamenti di villaggi e città, incendi, torture, arresti di massa, si vanno aggiungendo aggressioni razziste contro civili curdi. È inutile e ipocrita commuoversi di fronte alle foto dei profughi o dei bambini in fuga dalla guerra, mentre i “nostri” Stati democratici continuano a sostenere i responsabili di tali guerre: la Turchia innanzitutto, amica dell’Occidente, partner commerciale, membro della Nato, e intanto sostenitrice dello Stato Islamico e massacratrice dei curdi e dei dissidenti».
 
Tra gli antagonisti colpiti dalla misura cautelare, anche una donna residente a Ivrea, alcuni leader storici dell'area anarchica del torinese e il figlio dell’ex presidente della terza sezione del Csm.