
Arrestato dalla Polizia all’aeroporto di Caselle, in procinto di lasciare l’Italia, un 22enne inglese monitorato da qualche tempo in quanto sospettato di acquisti in esercizi commerciali di lusso nel nostro paese con carte di credito clonate. L’indagine, conclusasi nel fine settimana appena trascorso, è stata condotta dal compartimento per il Piemonte e Valle d’Aosta di Torino con il coordinamento del servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni. L’uomo finito in manette, residente a Londra ed incensurato, è stato arrestato allo scalo aereo “Sandro Pertini” di Torino Caselle dagli uomini della Polizia Postale e da personale dell’Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea, mentre era in procinto di lasciare il territorio nazionale con destinazione Londra.
Da qualche mese, gli investigatori erano alla ricerca di un 20enne che effettuava brevi “soggiorni di lusso”, nel nostro Paese, arrivando e ripartendo anche in giornata, per compiere le attività di frode che gli consentivano poi, al rientro in patria, di riscuotere come compenso dai complici inglesi, fino al 25% del valore della merce acquistata. Anche questo week end, gli Uffici del territorio erano stati allertati per rilevare in tempo reale la spendita indebita di carte di credito clonate del circuito American Express utilizzate presso diversi punti vendita di beni di lusso dislocati in Italia. Grazie alla preziosa collaborazione del Servizio Antifrode di American Express si è risaliti all’identità del soggetto che aveva utilizzato le carte di credito clonate ed utilizzate in frode in diversi esercizi commerciali di prestigiose griffes nelle città di Firenze e Torino, per un ammontare di oltre 50.000 euro, tra i tentativi ed i moltissimi acquisti andati a buon fine.
Il soggetto è stato trovato in possesso di numerose carte di credito American Express clonate, telefoni cellulari nonché costosi capi nuovi di abbigliamento acquistati con alcune delle carte clonate in suo possesso, peraltro ben contraffatte, presso esercizi commerciali di Torino. Gli ulteriori accertamenti eseguiti sulle carte di pagamento utilizzate e sui telefoni cellulari in uso allo stesso hanno comprovato ulteriormente le accuse contestate al giovane londinese.
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