CANAVESE - Vanno al funerale e i ladri gli svaligiano la casa: banda di nomadi sinti arrestata. Almeno trenta colpi in tutta la provincia

CANAVESE - Rubavano le chiavi di casa dalle auto degli invitati a matrimoni o comunioni, oppure ai partecipanti dei funerali. E mentre questi erano impegnati nelle varie funzioni gli svaligiavano le case. La procura di Torino ha fatto arrestare una banda di nomadi sinti accusati di aver messo a segno almeno 31 furti in tre mesi, tra settembre e novembre 2020, in tutta la provincia di Torino. La tecnica era sempre la stessa: forzavano le portiere delle auto parcheggiate e rubavano le chiavi di casa lasciate all'interno. Grazie al libretto dell'auto o ai documenti delle assicurazioni riuscivano spesso a risalire agli indirizzi dei proprietari e in pochi minuti svaligiavano le case. In alcuni casi hanno rubato oro e gioielli per oltre 30 mila euro. 

Tra i furti segnalati quelli del 9 novembre scorso al cimitero di San Francesco al Campo, mentre era in corso un funerale. E lo stesso era già avvenuto a Orbassano, sempre nel corso di un funerale, e a Villastellone in occasione di un matrimonio. Pare che in alcuni casi i malviventi, dopo aver svaligiato le case, siano riusciti a riconsegnare le chiavi nelle auto parcheggiate. Secondo le indagini i balordi erano specializzati anche nei parcheggi dei centri commerciali: hanno infatti agito all'outlet di Settimo, all'Ikea, alle Gru e al Lingotto. In provincia, invece, in grandi centri commerciali come Bennet e Ipercoop. Stesso modus operandi: sapendo che i proprietari di casa erano impegnati con la spesa, forzavano le auto, prendevano le chiavi e procedevano con il furto.

Ad incastrarli alcune telecamere di videsorveglianza che hanno costituito la base delle indagini della procura torinese. I malviventi, quattro in tutto, utilizzavano sempre le stesse tre auto, modificate e con targhe false. Le immagini hanno confermato la loro partecipazione ad almeno trenta colpi ma è chiaro che la banda ne avrà messi a segno ben di più prima di finire nel mirino degli inquirenti.