CANAVESE - Una meningite ben curata: una storia a lieto fine
Un caso di meningite genera sempre paura e stato di emergenza. Anche perchè, come purtroppo insegnano le recenti cronache del Canavese, di meningite si può anche morire. E anche quando una malattia così devastante non è contagiosa, la paura è sempre il primo stato d'animo con il quale dover fare i conti. A volte, le cose precipitano (purtroppo). A volte no. Così quando il pericolo è scampato ci si rende conto che c'è anche una sanità che funziona. Sulle pagine di QC ospitiamo spesso le lamentele (doverose) di utenti alle prese con i disservizi della sanità locale. Ed è quindi doveroso pubblicare queste due righe che ci ha inviato una famiglia del ciriacese che ha dovuto affrontare un caso di meningite. Con tanto di ringraziamenti a quei medici e a quei volontari della croce rossa che si sono dati da fare in quei giorni estremamente difficili.
 
«Febbre alta e stato confusionale. La corsa in ospedale. Un'ansia crescente di fronte ad una diagnosi che non arriva. Non capiscono cosa sia. Ancora un esame, l'ultimo: è meningite; ricostruiscono così i fatti, mentre la paura piomba prepotente su una famiglia delle Valli di Lanzo. "Non è contagiosa" assicurano i medici, ma non è sufficiente a calmare la forte preoccupazione dei parenti. 
 
Sono passati più di quindici giorni dalla sera del ricovero, era il 5 febbraio, ed ora, che quella paura è solo un ricordo, la famiglia sente il bisogno di ringraziare tutti. Un ringraziamento che parte direttamente dal cuore e vuole raggiungere i volontari della Croce Rossa e lo staff medico, e infermieristico, del Pronto Soccorso e dei reparti di Rianimazione e Neurologia dell'Ospedale Civile di Ciriè che, attraverso una terapia appropriata ed un costante monitoraggio della situazione clinica, hanno saputo restituire la serenità a questa famiglia. Resterà una storia da raccontare. Una storia a lieto fine».