
Si masturba in chat, davanti alla webcam del proprio computer, senza sapere che quel gesto rischierà di costargli caro. E’ un tentativo di estorsione 2.0 quello andato in scena qualche settimana fa nella zona di San Giorgio Canavese. Un uomo, impiegato trentenne, single, conosce una ragazza su internet.
Si scambiano le e-mail, i contatti Facebook e Skype. Poi, dopo un paio di giorni, parte la chiamata video. Una sedicente ragazza francese si presenta dall’altra parte del monitor. Quattro parole, poi lei lo invita a spogliarsi. La ragazza fa lo stesso. A quel punto la giovane francese gli chiede di masturbarsi davanti alla web-cam. E lui lo fa. Tutto finito? Neanche per idea.
Dopo l’avventura virtuale e la promessa di altri incontri, i due si ritrovano qualche giorno dopo in video-chat. Qualcosa, però, è cambiato. La ragazza dice al canavesano di essere minorenne. «Se non mi versi subito 500 euro faccio vedere la registrazione alla polizia, a scuola e a tutti i tuoi contatti su Facebook». Nel comunicare la situazione al trentenne, la ragazza non esista a fornire gli estremi del conto corrente dove il canavesano dovrà versare la quota di 500 euro. Probabilmente solo la prima “rata” di un ricatto destinato a durare a lungo.
Il giovane impiegato, però, non cede. Anziché versare i 500 euro si rivolge direttamente ai carabinieri della compagnia d’Ivrea. Che, tra l’altro, si stanno già occupando, insieme alla polizia postale, di storie simili. Perché l’estorsione del video a luci rosse sta diventando una mezza consuetudine per chi cerca incontri sui siti internet. Addirittura la stessa ragazza “francese” del video avrebbe contattato con lo stesso modus operandi altri tre uomini residenti in Canavese. E’ probabile che lavori per un’organizzazione dedita a questo tipo di estorsioni. In qualche caso la ragazza è arrivata a chiedere 3000 euro per non diffondere il video hot.








