
CANAVESE - La stagione dello sci avrebbe dovuto conoscere la sua alba tardiva alla metà esatta del mese di febbraio, ma l'allarme del Cts ha decretato la proroga della chiusura degli impianti fino al prossimo 5 marzo. Una situazione che mette in ginocchio l'universo della montagna, su cui gravano come un macigno i mancati introiti di un inverno che nessuno potrà mai restituire.
«Non si può continuare con il metodo Conte, annuncio la domenica e chiusura il lunedi, ad opera del trio Ricciardi-Arcuri-Speranza. Serve un cambio di passo e rispetto per la gente di montagna e per chi lavora, oltre a rimborsi veri e immediati: al di la' di Speranza, appena riconfermato ministro, è necessario un cambio di squadra a livello tecnico». Così in una nota i capigruppo della Lega, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. «La montagna merita più rispetto, come lo meritano gli imprenditori e gli operatori che alla stagione invernale legano i propri destini. E di questo devono tenere conto anche gli esperti del Comitato tecnico scientifico, gli stessi che avevano garantito le autorizzazioni sanitarie perché si potesse ricominciare a sciare in sicurezza», dice per la Lega anche Alberto Preioni.
Paolo Bongioanni, presidente del Gruppo consiliare di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale, ha commentato così la decisione: «Una soluzione scellerata, troppo assurda anche per chi vive fuori dal mondo. Bongioanni, peraltro, appresa la notizia della non apertura, ha redatto un ordine del giorno che, se approvato, impegnerà la Giunta del Piemonte a richiedere, insieme alle altre Regioni, uno stanziamento straordinario che sia pari almeno all'80% delle perdite subite nell'arco dell'intera stagione invernale 2020/2021, comprese le attività di indotto e interessate da restrizioni come il settore ristorazione e intrattenimento, i rifugi alpini e i maestri di sci (15mila professionisti in Italia), sostenendo contemporaneamente ogni azione legale promossa dagli imprenditori del settore sciistico colpiti dalla decisione improvvisa di tenere chiusi gli impianti poche ore prima del 15 febbraio. «Chiederò infine al presidente Cirio di erogare con urgenza i 20 milioni e 500mila euro stanziati in Consiglio regionale a sostegno della crisi della montagna».
«La decisione di chiudere gli impianti sciistici, al netto di una tempistica discutibile, impone un problema essenziale: l’esigenza di ristori e risarcimenti adeguati, congrui e tempestivi al sistema imprenditoriale della montagna italiana, che con grande impegno e sacrificio si era presentato ai cancelletti del 15 febbraio adeguato. Le ripercussioni economiche saranno purtroppo pesanti, perché la riapertura della stagione aveva innescato una serie di prenotazioni destinate ora a sfumare. Ci sono sul tavolo i 32 miliardi derivanti dallo scostamento di bilancio votato dal Parlamento, e riteniamo che il primo atto del nuovo governo sia attingere a queste risorse per un immediato riscontro risarcitorio all’imprenditoria montana», fanno sapere con una nota i deputati del Pd Enrico Borghi (dell’ufficio di presidenza a Montecitorio), Francesca Bonomo e Roger De Menech.
«A Locana l’Alpe Cialma sarebbe stata una delle prime stazioni sciistiche a ripartire grazie all’impegno e alla passione dei cittadini e dell’amministrazione comunale, comprendo quindi totalmente la rabbia che sta attraversando gli animi delle persone che stavano lavorando per offrire un turismo di eccellenza per le nostre Valli», dice il consigliere regionale Andrea Cane.








