
CANAVESE - L'empatia fra le persone, recita un celebre aforisma, è come l'acqua nel deserto: si incontra di rado, ma quando capita di trovarla ti calma e ti rigenera. Purtroppo, questa capacità di comprendere e condividere le emozioni e il delicato stato d'animo di un'altra persona, non l'ha trovata una paziente canavesana nel tentativo di attivare il servizio di psico-oncologia a cui hanno diritto le persone che, come lei, stanno lottando con coraggio contro una brutta malattia.
E' stata lei stessa a contattare la redazione di QC per raccontare quanto accaduto, sperando che possa essere da monito. Uno sfogo che è un invito ad essere più gentili e «umani», in modo che non ricapiti più ad altri. «A una settimana dal Natale scorso mi hanno diagnosticato un carcinoma al seno, dopo una visita di controllo al centro mammografico di Strambino - racconta - in quel momento è come se qualcuno mi avesse tagliato le gambe. E' stata una doccia gelata. Per fortuna il centro si avvale di personale gentilissimo. Non mi hanno fatta sentire sola e mi hanno subito offerto un servizio di psico-oncologia. Sono stati fantastici. Tuttavia, ho preferito farmi seguire in questo delicato percorso dall'ospedale Mauriziano di Torino, poiché il mio ginecologo personale lavora presso questa struttura, dove sono stata operata e seguita magnificamente. Non è stato facile affrontare quotidianamente la convivenza con la malattia, accettarla e trovare la forza per combattere».
«Essendo residente nel territorio dell'Asl To4, ho chiamato il numero che Strambino mi ha fornito. Ho lasciato i miei recapiti e tutte le altre informazioni per poter usufruire del servizio di psico-oncologia. Ma non sono mai stata richiamata. Ho ritelefonato, senza risultati. Alla fine, ho ottenuto risposta, ma non quella immaginata. Secondo loro non avevo più "diritto" a quel servizio perché non mi ero operata in un ospedale dell'azienda sanitaria locale».
«Sono rimasta senza parole - continua amareggiata - solo perché sono andata ad operarmi in una sede diversa da Ivrea o Ciriè non avevo più diritto all'assistenza di uno psico-oncologo? Quello però che mi ha fatto più male è stata la voce saccente con cui mi è stato riferito. Sono stata liquidata malamente. Ho quindi richiamato il Centro mammografico di Strambino, dove mi hanno detto che così non era: quel servizio mi spettava di diritto. Mi hanno aiutata a sbloccare la situazione. Dopo due mesi, da dicembre 2025 a febbraio 2026, e due operazioni, mi è stato fornito un altro numero di prenotazione e la scorsa settimana ho finalmente avuto il primo colloquio con lo psicologo dell'Asl To4».
«Forse certe persone non capiscono come sta una persona quando le viene diagnosticato un tumore maligno. Empatia, cortesia e professionalità sono purtroppo mancate con chi ho parlato. Per fortuna mia, non è stato così con il personale del Centro diagnostico di Strambino e con i medici e infermieri dell'ospedale Mauriziano di Torino, due strutture che trattano il malato a 360 gradi e soprattutto non ti considerano solo un numero. A chi mi ha liquidato in malo modo, senza pensare a quello che stavo passando, dicendomi bruscamente che io non avevo diritto ad un psicologo perché mi sono operata altrove, dico solo di riflettere e di mettersi una mano sulla coscienza. Se fosse capitato a loro o a un loro parente, avrebbero risposto così? Purtroppo, certi comportamenti allontano le persone spingendole, se possono, verso la sanità privata».








