
"La montagna è capace di accogliere più delle aree urbane, creando progetti dal basso tra i Comuni, con le associazioni locali, la rete del volontariato, la Caritas, le parrocchie. Lontani dall’invasione, con tassi diversi di presenza più bassi, con integrazione migliore e più efficace". Lo sostiene l'Uncem Piemonte in risposta agli allarmi legati alla presunta invasione di profughi. "Ci sono tanti territori che stanno facendo la loro parte. Ci sono Enti locali che credono profondamente nell'accoglienza e nell'importanza di dare un futuro a chi è stato meno fortunato e oggi ha bisogno di speranza. Ci sono Comuni che guardano alla loro storia e sanno quanti dei cittadini delle vallate alpine e appenniniche, tra il 1850 e il 1970 sono stati costretti a emigrare in diversi Paesi europei e oltreoceano; lì erano considerati, in molti casi, bestie, costretti ai margini. Ricordare questa storia delle nostre comunità è un monito oggi. Ci sono Comuni che stanno scegliendo di lavorare insieme sul fronte dell'accoglienza. Di essere più uniti anche su questo fronte".
Tra gli esempi citati dall'Uncem anche il Canavese. "A Castellamonte, Borgiallo, Montalenghe i migranti lavorano in accordo con i Comuni: modelli che si stanno estendendo e diventano esempi per altri centri. A Chiesanuova, dal 2001 arrivano stranieri di tutte le etnie e di tanti Paesi: da 15 anni si fa integrazione con il Comune in prima fila". "I dati prodotti dalla Fondazione Montagne Italia, presentati a ottobre 2015 alla Camera dei Deputati - spiega Marco Bussone, vicepresidente Uncem Piemonte - ci dicono che non siamo in presenza di nessuna invasione, ma anche che gli stranieri da vent'anni stanno rimpiazzando la manodopera autoctona che non svolge più determinati mestieri e integrandosi sia nelle filiere di produzione agroalimentari, sia per le manutenzioni ambientali e la cura del territorio".
Vale anche per i migranti richiedenti asilo. "La Regione, con l'assessorato all'Immigrazione - prosegue Bussone - ha messo a disposizione dei Comuni un vademecum che permette ai Sindaci di orientarsi tra normative complesse e spesso in continuo cambiamento. Così i migranti possono anche prestare lavori alle comunità, essere coinvolti in corsi e attività di formazione, partecipare alle attività delle associazioni e supportare gli Enti locali ad esempio in manutenzione di aree verdi. Impegni che permettono coesione. Vale per tutti quanto fatto negli ultimi anni da Riace, paese 'rinato' grazie ai migranti, presentato dai media di tutto il mondo per la sua capacità di accogliere".








