
CANAVESE - La stagione calda ha regalato frutta zuccherina e succosa, ma solo perché questo settore ha ormai imparato a difendersi da siccità e dalle tempeste investendo molti soldi. Sono proprio gli investimenti delle aziende ortofrutticole ad avere salvato la frutta sul nostro territorio e in tutta la provincia di Torino, che immette sul mercato mondiale circa 500mila quintali di prodotto e occupa quasi 3.000 ettari, concentrati soprattutto nel pinerolese e, con estensioni significative, anche in Canavese e Chierese.
Ma ora il problema è che non ci sono i soldi per la raccolta e la conservazione, anche perchè i grossisti e la grande distribuzione non offrono una giusta remunerazione ai frutticoltori. Un esempio lo traccia Sergio Bunino, tecnico di Coldiretti Torino. «Prendiamo un meleto di Golden delicious, la mela gialla che tutti conosciamo. Questa mela viene prodotta con estrema cura, tecniche specifiche ecc. La qualità è eccellente, ma questo risultato costa al produttore dai 40 ai 45 centesimi di euro al kg. Su una produzione sui 1.200 quintali ha speso, finora, 42.000 euro: gli rimangono ancora 12.000 euro per la raccolta. Ma quanto gli viene offerto? Dai 15 ai 20 centesimi al kg, esattamente meno del 50% del costo di produzione. Invece di vendere tutto subito – continua Buninio - si potrebbe stoccare il prodotto in cella frigo sperando in una ripresa delle contrattazioni in primavera con prezzi adeguati. Le aziende attrezzate per la conservazione si devono accollare un’altra spesa però, sia per la refrigerazione che per la movimentazione e l’imballaggio».
Il problema è emerso durante la riunione dalla Commissione ortofrutticola di Coldiretti Torino che riunisce i rappresentanti territoriali dei produttori Coldiretti, di cui fanno parte anche Gianluca Chianale, per la zona di Chivasso, e Flavio Mondino, per la zona di Caluso.
«Dopo i debiti accumulati nel 2021 per il calo delle produzioni del 50-80% dovuto alle gelate tardive, questa dovrebbe essere l’annata della ripresa – osserva Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino – Ma se ai produttori non viene riconosciuto un equo compenso, questa rischia di essere una nuova annata in perdita che potrebbe vedere molte aziende abbandonare prima i frutti e poi i frutteti. Non possiamo accettare – conclude Mecca Cici - che il prezzo remunerato per un prodotto deperibile sia al di sotto del suo costo di produzione, lo prevede la legge contro le pratiche sleali in materia di commercio, legge fortemente voluta da Coldiretti. Gli agricoltori non possono continuare ad essere schiacciati. La grande produzione deve mettersi dalla nostra parte».








