CANAVESE - I ciclisti non muoiono per caso: Legambiente chiede più impegno per le piste ciclabili

MONTALTO DORA - E’ di mercoledì 21 giugno l’ultimo ciclista vittima di un incidente stradale. E non si tratta di casi isolati perché le morti di ciclisti e pedoni sono in crescita al contrario dei casi mortali dovuti a incidenti tra auto. Il piano per la mobilità sostenibile (PUMS) presentato dalla Città Metropolitana di Torino in questi giorni recita: «Il numero di morti e feriti si è da alcuni anni stabilizzato: crescono le vittime tra pedoni e ciclisti». Nei primi tre mesi del 2021 ne sono morti 44, uno ogni due giorni. Ed eravamo in periodo di lockdown da pandemia, quindi a mobilità ridotta.

«Non basta certo, come a volte fanno alcuni sindaci, appellarsi al luogo comune che quando ci si mette in strada tutti, automobilisti, ciclisti e pedoni, debbono prestare la massima attenzione. Un ciclista quando è costretto a usare la stessa strada di un automobilista che viaggia a velocità di molto superiore e non ha una protezione è molto più fragile - spiegano dal direttivo di Legambiente Dora Baltea - siamo di fronte ad un paradosso che va rimosso: per ridurre le emissioni che avvelenano l’aria e favoriscono il riscaldamento globale del pianeta è necessario promuovere la mobilità dolce (a piedi e in bici), che poi risulta essere anche il più efficace per spostamenti nel raggio dei 10 km, dall’altro lato mancano gli interventi necessari per poterlo fare in sicurezza: piste ciclabili e riduzione di velocità delle auto».

L’eporediese potrebbe risolvere i problemi dell’inquinamento dell’aria e del congestionamento automobilistico attorno al nodo di Ivrea sviluppando un sistema di mobilità che punti al miglioramento del trasporto pubblico e puntando a ridurre di almeno il 30% l’uso dell’auto privata per gli spostamenti. «L’ultima morte, quella di Romeo Busca, è avvenuta su un tratto della statale 26, un largo rettilineo che collega Montalto a Borgofranco, che potrebbe facilmente ospitare una pista ciclabile. Si è consumato molto suolo per costruire capannoni che provocano gli spostamenti ma non si è pensato a pochi metri da dedicare alla sicurezza dei ciclisti e dei pedoni».

«E’ da anni che le associazioni e tra queste il nostro Circolo, sostengono la necessità di realizzare la ciclabile di fondo valle, la ciclabile francigena, che si collegherebbe con il tratto in via di realizzazione nella Valle d’Aosta. Sarebbe una infrastruttura che permetterebbe non solo ai cittadini di collegarsi in sicurezza con Ivrea, ma darebbe un formidabile impulso al turismo slow di cui beneficerebbe tutto il territorio. I vari livelli di pianificazione, Città Metropolitana e Regione, stanno redigendo i nuovi piani per la mobilità dolce in cui le piste ciclabili ed in particolare quella che collega Valle d’Aosta e Regione Piemonte è addirittura ritenuta di interesse nazionale. E’ il nostro territorio in ritardo: basti pensare agli 800.000 euro di finanziamento regionale persi lo scorso anno per le difficoltà delle amministrazioni a trovare un accordo. E’ un ritardo che va colmato: è tempo di mettersi attorno ad un tavolo per recuperare i ritardi e aprire un confronto con Città Metropolitana e Regione».