
CANAVESE - Nelle ultime settimane si è sentito spesso parlare di come la produzione delle piastrelle in ceramica dipendesse fortemente dall'Ucraina. L'Italia è l'eccellenza a livello mondiale in questo settore, grazie ai distretti industriali di Sassuolo e di Imola, sviluppati nel Novecento e rimasti ai più alti livelli produttivi nel corso degli anni. Purtroppo una delle migliori argille utilizzata per la produzione arrivava dal Donbass, in Ucraina. L'ultimo carico è partito da Mariupol: è arrivato in Italia un mese fa e consentirà al distretto di produrre piastrelle fino a Pasqua. Cambiare la cava da cui proviene l'argilla non è cosa facile purtroppo, perché significa dover rivedere tutta la miscelazione dell'impasto con cui è fatta la piastrella, al fine di ottenere risultati altrettanto resistenti e duraturi. Un problema che riguarda anche il Canavese.
«I segnali, fortunatamente, sono molto incoraggianti - racconta Daniela Bianchi, socia fondatrice di Nestalia a Scarmagno - alcuni nostri fornitori sono già riusciti a creare un impasto senza l'argilla ucraina. Questo consentirà loro di continuare a produrre a pieno regime, senza interruzioni. I produttori che negli anni hanno puntato maggiormente sulla ricerca hanno oggi un vantaggio non indifferente. La nostra fortuna è aver sempre puntato su fornitori di qualità: questo consentirà anche a noi di non avere particolari disagi».
La domanda di ceramica italiana in questo momento è in forte crescita. Dato che alcuni produttori stanno rallentando la produzione proprio a causa della carenza di materie prime ucraine, mettendo inoltre in cassa integrazione i dipendenti, i problemi si sentiranno comunque in tutto il settore.
«Si è venuto a creare un collo di bottiglia dove tutta la domanda di piastrelle in Italia e nel mondo finisce su pochi produttori di qualità - prosegue Daniela Bianchi - Questo ha portato a tempi di attesa importanti per le piastrelle, che possono consistere anche in diversi mesi. Quando dopo Pasqua diverse ceramiche spegneranno i forni a causa della mancanza di materie prime, la situazione potrà ancora peggiorare perché tutta la domanda di piastrelle finirà su pochi produttori».









