
Sono in aumento gli interventi dei carabinieri, in Canavese, per maltrattamenti in famiglia e atti persecutori. Un trend che non sembra invertire la rotta. Nel 2017, per stalking, i carabinieri della compagnia di Ivrea hanno arrestato tre persone e ne hanno denunciate 17. Nei primi cinque mesi di quest'anno, invece, nove le persone denunciate e una arrestata. Numeri che, se confermati nei prossimi mesi, porteranno ad un aumento dei provvedimenti penali.
Stesso discorso per i maltrattamenti in famiglia: l'anno scorso i carabinieri della compagnia di Ivrea hanno arrestato tre persone e ne hanno denunciate per lo stesso reato altre 18. Nei primi mesi di quest'anno, invece, sempre per maltrattamenti in famiglia, sono già 10 le persone denunciate a piede libero e ben 4 quelle arrestate. Numeri allarmanti, tornati d'attualità dopo l'ultimo arresto dei carabinieri, l'altra mattina, ai danni di un uomo che ha sfregiato con un taglierino l'ex compagna. Quest'ultima, però, non si era mai rivolta prima alle forze dell'ordine.
L’emersione della violenza di genere costituisce un serio problema per molte donne, che per anni, subiscono in silenzio la violenza commessa dal loro partner senza mai chiedere aiuto e senza mai denunciare. Comunemente si crede che riguardi solo alcune fasce sociali svantaggiate ed emarginate, in realtà si tratta di un fenomeno trasversale che può riguardare chiunque di ogni età e classe sociale.
La solitudine molto spesso, favorisce il maltrattante che tende a neutralizzare o annientare il contesto familiare e di amicizia. Di fatto per arrivare all’emersione del problema, che porta alla querela da parte della vittima, bisogna essere consapevoli di ciò che si sta subendo e molto spesso queste vittime non lo sanno, soprattutto perché la violenza psicologica viene perpetrata da partner per molto tempo.
Per fare querela occorre rivolgersi alle forze dell’ordine; per un primo orientamento psicologico o legale ci si può rivolgere al 1522, numero di pubblica utilità, che orienta la donna sui servizi presenti sul territorio, quindi centri anti violenza a seconda della gravità di quanto viene prospettato. Si tratta di un servizio informativo multilingue, nato da un’idea del Dipartimento delle Pari Opportunità, fungendo da “facilitatore” per l’accesso ai servizi operanti sul territorio garantendo l'anonimato.
Nei casi più gravi/critici, si deve chiamare il pronto intervento 112, che risponde 24 h su 24, primo passo importante che aiuta ad avere una maggiore consapevolezza del problema. A tale numero ci si deve rivolgere in caso imminente pericolo o flagranza del fatto-reato. Gli operatori saranno in grado di provvedere al pronto intervento tramite le pattuglie in servizio per il controllo del territorio, nonché allertare il personale dei servizi che possono provvedere all’assistenza e al soccorso della vittima dei reati.








