
CANAVESE - Il bollettino quotidiano sul diffondersi dell’epidemia da Covid-19 è diventato purtroppo una triste abitudine. Ma anche l’oggetto di infinite discussioni sui canali social tra allarmisti, minimizzatori e negazionisti, che difendono, condannano o disprezzano le iniziative del Governo Conte, che via via nelle ultime settimane ha introdotto misure sempre più restrittive per tentare, finora inutilmente, di circoscrivere la diffusione del virus, tornato a superare largamente la quota di diecimila positivi giornalieri come non accadeva dalla scorsa primavera.
Il numero di tamponi effettuati, di positivi, di ricoverati in terapia intensiva e di decessi viene ripetuto come una triste cantilena in tutti i notiziari e su tutte le testate giornalistiche. Ma cosa si nasconde dietro a quelle cifre? Cosa sappiamo sulla maniera in cui colpisce il Covid-19? Quali sono le sue vittime preferite? Proviamo a scoprirlo analizzando i dati (aggiornati al 22 ottobre 2020) diffusi dall’Istituto superiore della Sanità. Per amor di chiarezza, specifichiamo subito che tutti i numeri citati in questo articolo sono tratti dal rapporto “Caratteristiche dei pazienti deceduti positivi all’infezione da Sars-CoV-2 in Italia”, pubblicato e fruibile gratuitamente all’indirizzo web epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-Italia.
Cominciamo proprio dal dato più drammatico, i morti da Coronavirus. Al 22 ottobre scorso erano 36.806, di cui ben 17.122 (pari al 46,5%) nella sola Lombardia. Seconda Regione in questa terribile classifica l’Emilia-Romagna, con 4.531 decessi (12,3%) e terzo il nostro Piemonte, con 4.121 (11,2%). Quello che colpisce però è l’età media delle persone decedute a causa del virus, che è pari ad 82 anni, mentre l’età media delle persone ammalatesi è di 52 anni. Non solo, ma benchè la malattia colpisca anche i giovani, il rapporto dell’Iss conta tra i pazienti under 40 appena 90 decessi (pari allo 0,2%). E nella fascia di età compresa tra 40 e 60 anni, il numero complessivo di morti è di 1.616 (il 4,39% del totale). Per utilizzare un dato comparativo, il numero di morti per Coronavirus di età superiore a 90 anni è 6.786, ossia quattro volte tanto. Insomma, il Covid-19 colpisce indistintamente, si ammalano anche i giovani, ma la malattia diventa terribilmente grave e mortale praticamente solo quando colpisce fisici già indeboliti dall’età avanzata. Oppure da altre patologie pregresse.
Già, perché il solo dato dei morti per classi di età non è sufficiente per definire il quadro della situazione epidemiologica. Infatti, quello che si evince dall’analisi delle cartelle cliniche dei pazienti deceduti dimostra, perlomeno su base statistica, che il virus assume il ruolo di una sorta di “colpo di grazia” inflitto a pazienti indeboliti già da altre patologie. L’Istituto Superiore della Sanità non ha avuto la disponibilità di esaminare tutte le cartelle cliniche dei pazienti deceduti a causa del Covid-19, ma solo quelle relative a 4.738 di essi. Un campione però sufficientemente cospicuo. Cosa ci dicono le cartelle cliniche analizzate? Solo il 3,5% dei casi esaminati, ossia 168, mostra pazienti in buona salute, senza apparenti patologie pregresse. Sono invece 631 (il 13,3%) i pazienti già affetti da un’altra patologia, 928 (il 19,6%) da due, per finire con la percentuale più consistente, il 63,6%, ossia i 3.011 casi di malati affetti da ben tre diverse patologie, alle quali si è sommato pure il Covid-19.
E di che patologie si tratta? Nel 65,6% dei casi, di iper-tensione arteriosa, attorno al 25% di cardiopatia ischemica, di diabete di tipo 2, di fibrillazione arteriale e di demenza. Tra il 15 e il 20% dei casi si è trattato di pazienti affetti da scompensi cardiaci, demenza senile, broncopneumopatia, cancro, insufficienza renale. Appena oltre il 10% dei casi erano obesi o ricoverati a causa di ictus.
Lo stesso rapporto tra un quadro clinico già compromesso e la morte successiva all’infezione da Covid-19 lo si ha anche per i più giovani tra i pazienti che sfortunatamente hanno perso la vita, i 90 di età compresa tra 0 e 39 anni. Di essi, solo 14 non avevano patologie precedentemente diagnosticate. E la tendenza dei decessi tra i pazienti di Covid-19 già affetti da altre patologie è in aumento in questi primi due mesi della cosiddetta seconda ondata. Evidentemente, con la crescita delle conoscenze, pur se ancora parziali, sulle caratteristiche del virus e sulle modalità per contrastarlo e sconfiggerlo, sono sempre meno i pazienti sani colpiti dal Covid-19. E sono sempre più in età avanzata.
Cosa si può trarre da questa ridda di numeri e percentuali? Sicuramente che la soglia di attenzione deve rimanere molto alta soprattutto per le persone anziane, ed in particolare per chi tra loro ha le difese immunitarie indebolite dalla presenza di altre patologie. Forse la strada è quella di un lockdown demografico, e non per categoria commerciale o produttiva? Chi lo sa, non ci resta che attendere il prossimo Dpcm e tenere in caldo le proprie stampanti di casa, pronte a sfornare le nuove versioni di un già ricco album di auto-certificazioni. (M.m.)












