
CANAVESE - Sta per iniziare il nuovo anno scolastico e incominciano a manifestarsi alcune tensioni sull’uso del Green Pass. L’associazione Articolo 26 chiede al Governo che studenti e famiglie non siano discriminati e che si possa ripartire per un nuovo anno uniti e sereni.
Si è recentemente considerata la possibilità di non utilizzare mascherine solamente nelle classi in cui tutti gli studenti sono vaccinati. Questa possibilità ha fatto sentire i non vaccinati e le loro famiglie sotto pressione e discriminati; essi sostengono che non si garantirebbe comunque l’esclusione dal contagio.
«Come associazione di genitori siamo preoccupati per il carico di problemi e tensioni che l'introduzione del Green Pass potrebbe portare in particolare nel contesto scolastico. Tenendo presente al tempo stesso sia la gravità della situazione pandemica che le critiche su questo provvedimento avanzate da diversi attori istituzionali e da molti cittadini, vaccinati e non vaccinati, riteniamo che in generale su aspetti di carattere sanitario, organizzativo, occupazionale ed educativo, su cui le opinioni spesso divergono, è necessario evitare soluzioni drastiche che escludano cittadini nell’esercizio dei propri diritti» spiega il Presidente di Articolo 26 Carlo Stacchiola.
Dal sodalizio si sostiene che «bisogna lottare tutti insieme contro il Covid attraverso una corretta campagna vaccinale, ma senza ledere le libertà di pensiero e di scelta previste dalla Costituzione e tenendo presente che qualsiasi scelta fatta in coscienza è legittima e non può essere oggetto di discriminazione». Stacchiola chiede al Governo di considerare le opinioni di genitori, docenti, studenti universitari, e di trovare mediazioni efficaci ed inclusive sul tema dei test molecolari, antigenici e salivari, senza discriminazioni.
L’associazione avanza dubbi sulle modalità introdotte sull’uso del Green Pass per il personale scolastico. «Ci sembrano poi estremamente critiche per una serena ripartenza la modalità di introduzione del Green Pass per il personale scolastico. Il testo del protocollo non è stato condiviso da tutti i sindacati ed è stato interpretato in modo difforme tra questi e il Ministero - conclude Stacchiola - Quale serenità e unità nel superare la crisi potranno offrire ai nostri figli docenti costretti a lavorare in tali condizioni?». «Questa situazione," conclude Stacchiola "deve essere al più presto superata perché mina il principio di comunità educante inclusiva e porta problemi organizzativi e tensioni che la scuola in questo tempo non può permettersi, mentre serve lavorare con tutti gli strumenti esistenti per avviare un nuovo anno di rinascita soprattutto per i giovani, i più provati psicologicamente da questi difficilissimi anni di scuola». (C.R.)








