
IVREA - Il Canavese è un territorio in cui il settore automotive ha una forte valenza. Il via libera dato dal Parlamento Europeo allo stop della produzione e vendita di motori alimentati a benzina, diesel o gpl, a partire dal 2035 desta forte preoccupazione tra le aziende del comparto e, come afferma la presidente di Confindustria Canavese, Patrizia Paglia, «rende sempre più realistiche le parole dette quasi un anno fa dal Ministro Cingolani: la transizione ecologica potrebbe essere un bagno di sangue».
Confindustria Canavese ritiene che la scelta europea sia stata troppo affrettata: ci si chiede soprattutto se una transizione di questo tipo fosse innanzitutto necessaria. Se la risposta è sì, la domanda che ci si pone è: perché prevedere così poco tempo per realizzarla? Le auto che si stanno ingegnerizzando in questi mesi andranno sul mercato nel 2026/2027; saranno presumibilmente ancora presenti sul mercato nel 2035 e allora non avranno alcun valore, come merce da buttare. Da adesso in poi nessuno è invogliato ad acquistare ancora un’auto diesel/benzina, sapendo che questi veicoli avranno un valore residuo nullo. «Questo significa uccidere una filiera da oggi in poi, non soltanto dal 2035».
Molte delle aziende canavesane lavorano nella filiera dell’automotive, ma poche tra queste appartengono anche a quella della mobilità sostenibile. «La riconversione è tutt’altro che facile, se non impossibile, perché non è solo la volontà dell’imprenditore o la sua capacità di investimento a fare la differenza: ci sono le skill dei lavoratori da convertire, nuovi clienti da trovare, nuovi settori da esplorare».
«Auspico che il 28 giugno il Consiglio dei Ministri europeo per l’Ambiente pensi molto bene se accettare la proposta del Parlamento o proporre delle modifiche - dichiara Patrizia Paglia - su scelte a così grande impatto la Comunità Europea dovrebbe dare anche ai cittadini e al mercato la possibilità di esprimersi. Le case automobilistiche profilano i loro clienti, sanno coglierne le esigenze e individuarne i bisogni, non credo siano state ascoltate a sufficienza. Smantellare oltre 100 anni di evoluzioni, ricerche e risultati eccellenti legati ai motori termici a diesel e benzina (ormai a bassissimo tasso di inquinamento) è folle oltre che insostenibile, anche dal punto di vista ambientale. I consumatori non lo chiedono, la politica che è spesso ondivaga, prende decisioni impopolari e non sempre supportate tecnologicamente».








