BUSANO - Ritrovano le armi dei partigiani e le nascondono in un cascinale: due fratelli nei guai

BUSANO - Trovano armi sepolte in un terreno da 70 anni e non lo segnalano alle autorità competenti: due fratelli nei guai con la giustizia. E’ successo a Busano, dove in un boschetto ai margini del Campo Volo, mentre ripulivano il terreno da ceppi e sassi per la successiva semina, due fratelli agricoltori di Front Canavese si sono imbattuti per puro caso nelle armi avvolte in un sacchetto.

Si tratta di un fucile Carcano 6.5 e un revolver Mida calibro 10, funzionanti e rimaste sepolte probabilmente per settant’anni, dai tempi delle lotte partigiane. Invece di segnalare alle autorità il ritrovamento di queste ultime, i due fratelli le hanno prese con sé nascondendole nel magazzino della propria cascina. Una condotta che li ha portati, dopo un’accurata indagine dei carabinieri di Leinì, prima in cella e poi, dopo essere stati rimessi in libertà, a dover affrontare un processo.

E’ doveroso però fare un passo indietro e raccontare la storia che si cela dietro al piccolo arsenale rinvenuto. I due fratelli non hanno, infatti, solo violato la legge, che recita: «Chiunque rinvenga un’arma o parti di essa è tenuto ad effettuarne immediatamente il deposito presso l’ufficio locale di Pubblica Sicurezza o, in mancanza, presso il più vicino comando dei carabinieri che ne rilasciano apposita ricevuta». 

Gli agricoltori di Front hanno, infatti, «intaccato» la memoria di Primo Barbi Cinti. Quest’ultimo è stato un partigiano, morto due mesi prima della fine della Seconda Guerra Mondiale. Fu ucciso da un’unità fascista nel febbraio del 1945, mentre cercava di portare a destinazione il denaro per sostenere la lotta partigiana. A Primo Barbi Cinti è dedicato un cippo che si trova proprio in quel boschetto a Busano, a pochi passi dal punto in cui sono state ritrovate le armi, probabilmente nascoste come tributo al partigiano.