
Carissimi lettori.
Innanzitutto, auguri di buon anno dalla redazione di Quotidiano del Canavese.
Si sono appena chiusi dodici mesi tra i più complessi nella storia recente del nostro paese. C’è la crisi, le aziende chiudono, il mercato del lavoro langue. E se le famiglie non sanno come tirare a campare, crollano i consumi, falliscono i negozi e si va incontro alla povertà. Inutile negare che, a conti fatti, dopo un 2013 problematico, le previsioni per il nuovo anno non sono particolarmente rosee. C’è la ripresa? In termini generali, forse. Ma sul territorio, quello che ogni giorno viviamo e tocchiamo con mano, questa ripresa ancora non si vede. E difficilmente si vedrà nel corso del 2014.
Per questo le previsioni reali, al di là degli slogan politici, fanno di nuovo paura. Nel nostro Canavese, forse, più che altrove. La crisi si è mangiata gran parte delle aziende di riferimento. Si è portata via quella fetta di ricchezza che, fino a qualche anno fa, aveva consentito a questo territorio di dribblare, con gran classe, le prime avvisaglie del tracollo economico. Si salvano (e ci salvano) i vecchi valori, quelli che non tramontano mai e che nei momenti difficili, tornano a emergere.
Coesione sociale, solidarietà, disponibilità verso gli altri. E’ un impegno che deve valere per tutti. Fare qualcosa per gli altri. Adoperarsi per il territorio. Scontato quanto veritiero: solo un tessuto sociale unito, nell’obiettivo e nei modi per raggiungerlo, può invertire la tendenza. Il Canavese ha bisogno di fatti concreti. E senza affidarsi all’aiuto altrui, i canavesani sapranno rialzare la testa. E’ già successo in passato. Risuccederà. Speriamo presto.
Buon 2014.








