
Non ci sono colpevoli per la morte di Franco Righino, ucciso da un proiettile nel corso di una battuta di caccia al cinghiale il 27 novembre del 2007 a Brosso, nel cuore della Valchiusella. Il giudice Marianna Tiseo del tribunale d'Ivrea, ha pronunciato una sentenza assolutoria secondo l'articolo 530 comma due del codice penale perchè manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste. Impossibile, secondo il giudice, confermare la colpevolezza di Diego Giacomo Danni, 48 anni, residente a Pavone Canavese, accusato di omicidio colposo e compagno di Righino nel corso di quella tragica battuta di caccia.
Ci sono voluti sette anni di indagini e udienze in tribunale per arrivare alla prima sentenza. Tecnico dell'Arpa di Ivrea, il trentasettenne lasciò allora la moglie e una bimba di 6 anni. Secondo quanto ricostruito in tribunale, quel giorno da uno dei fucili in dotazione ai cacciatori, sette in tutto partecipanti alla battuta, furono sparati due colpi: uno centrò il cinghiale; l’altro dopo aver colpito un ramo si conficcò nella coscia sinistra di Righino. In pochi minuti l'uomo è morto dissanguato per l’emorragia. Quando sul posto è giunto il soccorso del 118 non c'era più nulla da fare.
Una tesi, quella della Procura d'Ivrea, sostenuta da una serie di consulenze tecnico-balistiche, sopralluoghi, ritrovamento dei bossoli e testimonianze. L'accusa aveva chiesto per l'unico imputato un anno e tre mesi di reclusione. Le prove raccolte nei sette anni di processo, per il giudice, non sono bastate.








