
BOSCONERO - C’è qualcosa di unico, magico e quasi indefinibile nelle Olimpiadi. Si tratta di un valore aggiunto che ha a che fare con il significato più profondo della parola sport e che regala emozioni indimenticabili. Come quelle che ha vissuto a Tokyo2020 Marco Airale. Originario di Bosconero, il preparato allenatore e fisioterapista in Giappone ha seguito come assistant coach, al fianco di Rana Reider, un team di 11 atleti di 9 nazionalità diverse. Uno squadrone che ha chiuso i Giochi con quattro medaglie in bacheca: tre al collo di Andre De Grasse (oro nei 200 metri, bronzo nei 100 e nella 4x100) e una conquistata dalla britannica Daryll Neita (bronzo nella 4x100 femminile).
«E’ stata un’esperienza intensa, caratterizzata dal susseguirsi di mille emozioni diverse, colpi di scena e sorprese – racconta il canavesano – Il nostro gruppo torna a casa con quattro medaglie. E’ una bella soddisfazione. C’è stata la conferma di De Grasse, che ha dimostrato di possedere la mentalità del grande campione. Neita è stata una piacevole rivelazione. In generale, è stata un Olimpiade, dove nello sprint, i grandi favoriti hanno pagato a caro prezzo la pressione mentre gli “underdog” hanno avuto più successo. A livello professionale, è stata una lezione importante su come gli atleti gestiscano a livello psicologico la partecipazione a un grande evento».
C’è un album di ricordi a cinque cerchi pieno zeppo di istantanee meravigliose e indimenticabili per Marco Airale: «Vivere i Giochi dall’interno del villaggio olimpico è stato un sogno realizzato. E’ stato incredibile. Ho avuto la possibilità di incontrare e venire a contatto con atleti e staff di tutto il mondo che altrimenti mai avrei potuto avvicinare e conoscere in un’edizione dell’Olimpiade così blindata per via dell’emergenza Covid. Porto a casa con me un bagaglio di esperienze in più enorme». L’allenatore bosconerese ha vissuto in prima fila i fantastici trionfi di Marcell Jacobs, di Gianmarco Tamberi e della staffetta italiana 4x100: «Giù il cappello di fronte a quanto compiuto dalla Nazionale Italiana sulla pista di Tokyo 2020. I risultati ottenuti hanno dell’incredibile. L’atletica azzurra è tornata agli splendori degli anni ’80. I successi in Giappone devono essere il trampolino di lancio per tutto il nostro movimento dell’atletica. E’ un’occasione che Coni, Federazione e le società che ruotano attorno ai comitati regionali devono cogliere. La finale dei 100 metri con l’oro di Jacobs è senza dubbio l’evento clou, quello che tutto il mondo ha visto, ma i tempi realizzati dagli azzurri, a cominciare dal record italiano sulla 4x100 che indica il valore di una nazione a livello sportivo, sono stratosferici».
Proprio l’Italia è nel futuro dell’allenatore bosconerese: «Per l’architetto Renzo Piano è giusto fare un’esperienza fuori dai nostri confini, per conoscere e imparare cosa c’è all’estero e poi tornare in Italia con un bagaglio di conoscenze maggiore. E’ quello che diceva sempre anche il mio primo allenatore alla Polisportiva Bosconerese ed è sempre stata la mia idea. Dopo tre stagioni consecutive all’estero credo sia venuto il momento di ritornare nel nostro Paese. Ho partecipato ad un mondiale e ad un Olimpiade. Penso si sia chiuso un ciclo come assistente allenatore e che fosse il momento giusto per cambiare. Così ho comunicato prima di partire da Tokyo a Rana Reider la mia intenzione di allenare in Italia la prossima stagione. Sarà una nuova sfida. Sto definendo in questi giorni i dettagli. Mi dovrei occupare di seguire la crescita di giovani talenti emergenti di una società e nel contempo avrò un mio gruppo di atleti più esperti, di elite. Questo perché il mio obiettivo sono ancora le Olimpiadi, ma questa volta da head coach, capo allenatore».












