
Nel corso di un’audizione, tenutasi nella giornata di giovedì 14 dicembre in Consiglio Regionale, gli amministratori dei Consorzi CCA, Cisa ed Acea Pinerolese, oltre ad alcuni sindaci dei rispettivi territori, hanno avuto l’occasione di incontrare una rappresentanza del Consiglio stesso al fine di ribadire le proprie perplessità in merito alle disposizioni previste dal decreto legge 217 di riforma del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, con particolare riferimento all’organizzazione degli ambiti di area vasta, alla loro composizione ed alle modalità di esercizio delle funzioni a loro attribuite.
«L’assenza di specifiche misure di tutela in grado di garantire il mantenimento delle facoltà decisionali in merito all’assegnazione del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, nonché alle modalità di erogazione dello stesso ed all’elaborazione dei conseguenti piani finanziari, rischia di arrecare grave pregiudizio agli enti locali di dimensione
media e piccola, lasciandoli in balia di decisioni prese da altri», dice il presidente dell’assemblea dei sindaci e primo cittadino di Rivara, Gianluca Quarelli, secondo il quale tutto ciò vanificherebbe il risultato di anni di lavoro, «in cui i nostri territori, che costituiscono oltre i due terzi della Città Metropolitana, sono riusciti ad ottenere lusinghieri risultati in tema di raccolta differenziata e contenimento dei costi, col risultato di ottenere, paradossalmente, un risultato opposto a quanto caldeggiato dal decreto legge stesso. Inutile dire che, fino ad ora, i nostri sforzi non hanno sortito alcun risultato».
Nella prossima seduta del Consiglio Regionale, convocata per martedì, riprenderà l’esame del testo. «Per i nostri territori sarà l’ultima occasione per richiedere una revisione degli articoli che possa garantire equità ed uniformità di trattamento per tutti i cittadini del Piemonte. Vi invito dunque a cogliere quest’ultima possibilità ritrovandoci a Palazzo Lascaris martedì a mezzogiorno, per manifestare ancora una volta le ragioni del buon senso». I consorzi del Canavese ritengono infatti che a livello di Città Metropolitana si dovesse cercare una soluzione per creare almeno due grandi consorzi, oltra la città di Torino: uno coincidente con i comuni contermini appartenenti alla così detta prima cintura e un secondo coincidente con i comuni della così detta “seconda cintura”.








