
Sono arrivati prima di Natale e hanno già fatto i bagagli. Don Tarcisio Benvenuti, don Zeno Sartori e don Antonio Malagisi (nella foto con i sindaci del territorio) sono rimasti alla guida di Belmonte non più di due settimane. Annunciati come i «salvatori» del santuario patrimonio dell'umanità Unesco, i tre sacerdoti sono già andati via. Nessuno ha fatto in tempo nemmeno a salutarli. E se dalla curia di Torino fanno sapere che «era tutto già previsto», in Canavese, questa fuga, tanto prevista non era. E infatti sabato, quando i fedeli si sono ritrovati un solo sacerdote alla Messa (e per giunta "in prestito" da Cuorgnè) sono cominciate a circolare voci più o meno incontrollate sul repentino addio di don Tarcisio Benvenuti, don Zeno Sartori e don Antonio Malagisi.
Avrebbe influito sulla fuga dei tre sacerdoti provenienti dal Veneto il loro stesso passato. Don Tarcisio Benvenuti è stato il fondatore della «Famiglia monastica Fraternità di Gesù», alla quale, sotto Giovanni Paolo II, venne affidata la storica abbazia di San Paolo Fuori le Mura a Roma. La Fraternità si è sfaldata in pochi anni, affossata da scandali clamorosi tanto che la Santa Sede, nel 2010, ha soppresso definitivamente la congregazione. Secondo le accuse, i responsabili della comunità, e tra questi il fondatore don Tarcisio Benvenuti e il suo braccio destro don Zeno Sartori, abusavano della loro autorità e costringevano gli appartenenti a duro lavoro continuativo. Ci sono state diverse denunce e segnalazioni alle autorità, alcune persino per la presunta istigazione al suicidio di ex adepti.
Accuse pesanti che, però, sono emerse solo dopo il loro arrivo a Belmonte. Prima nessuno si era accorto di questo passato "ingombrante". Al santuario mariano, adesso, si ricomincia da capo. Con la speranza che l'assenza di religiosi in pianta stabile sia solo temporanea.








