
Addio alla Rtm di Agliè, una delle aziende storiche del Canavese. Il tribunale ha nominato il curatore fallimentare dell'azienda che ha chiuso definitivamente i battenti. In quaranta hanno perso il posto di lavoro. Sono dipendenti che, per dieci mesi, hanno lavorato gratis. «Abbiamo cercato di resistere perché sembrava l’unico modo per salvare il posto». Un miraggio, purtroppo. In primavera si sono anche accampati di fronte ai cancelli dell’azienda alladiese, proprio per sottolineare il loro impegno a fronte del mancato pagamento degli stipendi. Purtroppo è stato tutto inutile.
Con la nomina del curatore fallimentare, Ivano Pagliero, è stato scritto l’ultimo capitolo della storia Rtm. I dipendenti rimarranno in cassa integrazione straordinaria per fallimento fino al 12 agosto dell’anno prossimo. Poi, come da prassi, finiranno in mobilità. Speranze di ritornare al lavoro pari a zero: la Rtm non riaprirà più i battenti. «Una situazione assurda – dicono i sindacati – l’azienda aveva commesse e lavoro, invece è stata costretta a chiudere». Pare che a un certo punto le commesse siano sparite nel nulla, condannando l’azienda di Agliè a una rapida agonia. «Abbiamo chiesto al curatore fallimentare di ricostruire la storia recente dello stabilimento per capire come sia stato possibile arrivare a questo punto».
«Gli ultimi acconti li abbiamo incassati a maggio – dicono gli ormai ex lavoratori Rtm – e facevano riferimento agli stipendi di settembre 2013. Da allora, fin quando sono arrivati, siamo andati avanti solo con gli anticipi dell’Inps». Il pagamento di un’importante commessa dalla Cina, qualche mese fa, avrebbe dovuto garantire almeno gli stipendi arretrati dei dipendenti. Purtroppo, visti i debiti, quei soldi sono stati trattenuti dalle banche.








