
Lo scrittore e aforista americano G.K. Chesterton era stato molto chiaro: “La Bibbia ci dice di amare i nostri vicini di casa e i nostri nemici. Probabilmente perché spesso sono la stessa cosa”. Con le settimane di lockdown che stanno diventando mesi, le stornellate condominiali ad orari fissi hanno ormai lasciato il posto ad un altro fenomeno, molto meno solidale: lo “spionaggio da balcone”.
Un vero sport nazionale, figlio probabilmente dell’esasperazione di chi si sforza di restare chiuso in casa e assiste all’allegro via vai di vicini che escono di continuo, come se il decreto che impone la quarantena fosse un problema che riguarda soltanto gli altri. E spinto dal nervoso afferra il telefono, scatta una foto e la invia alle forze dell’ordine segnalando gli indisciplinati, dando vita ad un nuovo reato del tutto inedito per il codice civile: la delazione da coronavirus. Un fenomeno raccontato anche da una serissima indagine della Coldiretti, secondo cui per il 72% degli italiani è giusto spiare e denunciare le violazioni dei vicini.
Sembra uno scherzo, ma commissariati e caserme dei carabinieri pare siano letteralmente subissate da un mare di segnalazioni in cui frotte di “vigilantes casalinghi” segnalano casi di vicini che costringono il cane a decine di passeggiate, ma anche di chi organizza feste degne della “carboneria” e ancora di chi esce tre volte al giorno per fare la spesa o addirittura chi resta troppo a lungo seduto su una panchina a godersi il sole. Abusi che fanno il paio con i dati forniti dal Viminale, secondo cui nella settimana fra il 28 marzo e il 3 aprile scorsi, un milione di mezzo di persone sono state controllate da nord a sud rilevando ben 48mila infrazioni.
Una tipica forma contorta di italianità, verrebbe da dire se non fosse che il fenomeno si ripete uguale, con la stessa intensità, ovunque sia scattato il lockdown che impone di stare a casa. La polizia di Tulsa, in Oklahoma, fatica a star dietro a tutte le segnalazioni, così come quella inglese, che è arrivata a chiedere ai cittadini di segnalare soltanto i casi più eclatanti e per contro invitando ad essere “ragionevoli e amichevoli con i propri vicini”. Ma visto che pietà e carità sono morte, le polizie di diverse contee inglesi hanno scelto di mettere a disposizione un modulo online da compilare per le segnalazioni, poi sono loro a scegliere a quale dar retta. Nella stessa situazione la polizia di New York e quella di Los Angeles, subissate di segnalazioni, dove basta tossire per strada per rischiare di veder arrivare una pattuglia a sirene spiegate chiamata da qualcuno. E non va meglio in Spagna, dove 2mila persone sono realmente finite in manette e altre 230mila hanno ricevuto un verbale con tanto di multa salata da pagare.
Un esercizio di spionaggio degno della “Stasi”, la temibile polizia politica che contava ogni sospiro degli abitanti della Germania dell’Est, che trova la massima applicazione su Facebook, dove alla spiata condominiale sono dedicate diverse pagine che attirano migliaia di iscritti, uno più inferocito dell’altro.
Secondo Ian de Terte, psicologo neozelandese, “Alcuni non accettano che altri si comportino in maniera diversa, temendo che il loro abuso si trasformi in un prolungamento dei divieti”.









