
Ogni anno, una lavatrice media consuma tra i 150 e i 200 litri d'acqua al giorno, rilascia microplastiche nei fiumi e scarica detersivi chimici nelle falde. Basta immaginare le centinaia di milioni di lavatrici accese ogni mattina nel mondo, per avere un’idea vaga di quanto pesi, sull'ambiente, il gesto più innocuo della settimana.
Qualcuno, nei laboratori delle università cinesi di Southeast e Jilin, ha deciso che forse si poteva fare diversamente.
L'invenzione è un semplice spray che applicato sui tessuti crea attorno alle fibre un sottile rivestimento molecolare capace di respingere le macchie prima ancora che si attacchino. In pratica come un impermeabile invisibile per la camicia, il vestito, le lenzuola.
Il risultato è che per pulirli basta un risciacquo con acqua fredda, niente detersivo e ammorbidente, addio ciclo da novanta minuti.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “Communications Chemistry”, si basa su due composti chimici, il policloruro di diallildimetilammonio e l'acido polivinilsolfonico, che formano uno strato a densità molecolare così alta da attrarre e trattenere l'acqua, impedendo fisicamente alle macchie di aderire al tessuto. Una soluzione che, nelle parole degli stessi autori, punta a “promuovere tecnologie igieniche ecocompatibili ed efficienti nell'uso delle risorse nella vita di tutti i giorni”.
I test di laboratorio hanno dimostrato l’efficacia dello spray su cotone, poliestere e seta, ovvero la grande maggioranza dei tessuti che abitano gli armadi, e contro tutti i tipi di macchie, comprese quelle che tradizionalmente mandano in crisi anche i detersivi più aggressivi: olio motore e salsa di soia, gli acerrimi nemici del bucato casalingo.
Il rivestimento non si limita poi a respingere lo sporco visibile, elimina anche batteri nocivi e funghi responsabili dei cattivi odori, quelli che a volte persistono anche dopo un lavaggio in piena regola.
In sostanza, pulisce meglio consumando meno, il che è un risultato tutt'altro che scontato quando si parla di sostenibilità applicata alla vita quotidiana, campo in cui le parole superano spesso i fatti.
Anche sul fronte della tollerabilità cutanea, gli esiti sono positivi: lo spray è risultato sicuro e idoneo al contatto con la pelle, dettaglio non marginale considerando che i tessuti vivono a contatto con il corpo per molte ore al giorno e che qualsiasi tecnologia destinata a diffondersi su scala domestica deve superare questo banco di prova prima ancora di quello ambientale.
L'adozione di questa nuova tecnologia potrebbe ridurre dell'82% il consumo di acqua, energia e tempo rispetto a un normale ciclo in lavatrice. Una percentuale che, tradotta in termini domestici, vale molto: “Altroconsumo” stima che il solo consumo elettrico della lavatrice pesi fino a 82 euro l'anno sulle bollette italiane. Non è una cifra che cambia la vita, ma è abbastanza da rendere evidente che il bucato tradizionale ha un costo spesso ignorato, nascosto com'è nei gesti automatici di ogni settimana.
Lo scenario che si apre è, se non rivoluzionario, quanto meno degno di attenzione. Gli stessi ricercatori indicano possibili sviluppi in ambito industriale e, in un salto applicativo piuttosto ambizioso, nei tessuti medicali, dove la riduzione delle infezioni batteriche rappresenta una priorità concreta con ricadute sulla salute pubblica. Dalla tuta operatoria al lenzuolo d'ospedale, l'idea che un rivestimento autopulente possa ridurre il rischio di contaminazione apre spiragli che vanno ben oltre il problema del bucato di casa.
Certo, dallo spray di laboratorio alla bombola sullo scaffale del supermercato la strada è ancora lunga, e la ricerca scientifica è piena di promesse che si sono arenate nel passaggio dalla fase sperimentale alla produzione di massa. Ma l'idea che un giorno si possa trattare i vestiti una volta sola per poi limitarsi a sciacquarli sotto il rubinetto, non è più fantascienza.










