
In una San Giusto deserta, quasi surreale, la speranza di ritrovare vivo Alessandro Dotto oggi ha lasciato spazio alla malinconia. Mentre il cuore cerca di non darsi per vinto, alla mente ritorna improvviso ed inconfondibile il ricordo del rombo del caccia che ogni tanto sorvolava i cieli del piccolo Comune del Canavese. Un gesto innocente che riempiva d'orgoglio mamma Ninetta e papà Lino. Un inchino, eseguito in piena sicurezza, per salutare i genitori, il fratello Alberto, gli amici, la sua città che da lontano lo vedeva salire sempre più in alto.
Partito giovanissimo per inseguire i suoi sogni Alessandro, aveva frequentato il liceo scientifico e si era laureato in ingegneria aerospaziale. Dieci anni fa il giuramento, e qualche mese fa la promozione a capitano, festeggiata insieme ai genitori. «Una carriera fulminea – raccontano in paese – che a breve l'avrebbe visto diventare maggiore». Una vita lontano da casa, sulle orme dell'amico e mentore Italo De Marchi (oggi generale), ma con il cuore sempre a San Giusto dove ritornava spesso.
«Era una persona splendida - ricorda Paolo Iavello, ex consigliere comunale ed amico della famiglia – un ragazzo in gamba, senza grilli per la testa, preciso e sorridente. Una famiglia stupenda, legata ma che sapeva prendersi con la giusta ironia. Ricordo il rapporto che aveva con il padre Lino, fatto di un'invidiabile spensieratezza, di scherzi e di bonarie prese in giro, una complicità che tutti noi vorremmo». Lino, 64 anni, è stato il primo ad apprendere la notizia dell'incidente, l'altra sera, mentre guardava la tv. E' bastata una veloce ricerca su internet, per confermare il peggiore dei presentimenti. Poche ore dopo, la telefonata del personale dell'Aereonautica ha mandato in frantumi tutte le speranze di una famiglia perfetta.
«Sarebbe bastato un giorno di permesso in più». Queste le parole che da giorni ripete la nonna, abituata dalla vita a dover sopportare il dolore. Più volte i parenti avevano cercato di convinverlo a scegliere un mestiere meno pericoloso, «meglio vivere a pane e cipolle – ripete una zia – che rischiare la vita». Alessandro non volava per soldi, ma per passione. Un desiderio nato da bambino, tra aerei di carta e aquiloni, sullo sfondo le peripezie di Top Gun e la forza di chi vuole realizzare i propri sogni.














